venerdì 23 dicembre 2011

Sarebbe così bello



Un amico ha perso il lavoro ieri. Ha due figli piccoli, un mutuo, e tanta buona volontà. Rabbia e tristezza se immagino lo stato d'animo di questa famiglia alla vigilia delle feste. Impotenza.
A loro ed a tutti coloro che vivono un momento simile, dedico questo video in bianco e nero, così sfuocato e così strappalacrime, da pensare che si possa avverare.

giovedì 15 dicembre 2011

Quando pensi di sapere l'inglese

"Hello, a che ora apre la palestra?"
"Twentyfour Seven"
"Sorry?"
"Twentyfour Seven"
"Eh?"
"E' aperta Twentyfour hours a day Seven days a week"
"AHHHH. Thank you."

lunedì 12 dicembre 2011

Messaggio dalla California

Intanto, qui sono le 7 e 30 circa del mattina. Sono arrivata ieri sera, notte in Italia. Tutto OK, piove. Non vedo spiaggie nè ragazzi bellissimi sui pattini, per ora.
Le cose si sono susseguite in modo incontrollato. L'8 dicembre mia nonna, che era a pranzo da me, ha avuto una sincope vagale. I miei erano in gita. Con mia sorella abbiamo passato la giornata al Pronto Soccorso, tra elettrocardiogrammi, esami del sangue e radiografia al torace. Dalle 14 alle 23. In questo tempo infermieri e medici non si sono fermati un attimo, è arrivato di tutto, purtroppo. Poi ci hanno rilasciato con questo avvertimento: la signora deve mangiare leggero, ma soprattutto lentamente a pezzi piccoli, altrimenti la circolazione si concentra allo stomaco e fa un furto al cervello. La coperta corta insomma. Mia nonna, appena dimessa, ha abbracciato il medico e siamo tornati a casa.
"Nonna, devi mangiare lenta"
"Devo mangiare l'erba?"
"Si, come le capre. No, DEVI MANGIARE LENTAMENTE"
"Ah! O cosa urli un sono mi'a sorda?"
OK, è tornata la solita nonna.

Poi sono partita. Preparare la valigia di domenica mi dà un fastidio....i bimbi mi hanno abbracciata forte. Il gatto, che ha portato mia suocera per questa settimana, mi faceva gli agguati ai piedi e saltava tra i vestiti. Un micino simpatico.
Ecco, però adesso io ho la sindrome della pensione Monti. Mi domando quanti anni hanno tutti quelli che stanno lavorando, per scoprire se qualcuno in Italia o all'estero si avvicina alla mistica età di oltre 65. Nessuno. NESSUNA DITTA PRIVATA TI TIENE FINO A QUELL'ETA'.
Comunque nel caso io, quando uscirò dall'aereo per un viaggio di lavoro, voglio la seggiolina con le ruote.

mercoledì 7 dicembre 2011

Io? Io no




Sabato alla radio ho sentito la Littizzetto che parlava del punto G. Pare che qualcuno abbia dimostrato che non esiste, mentre circa un anno fa qualcun altro, invece di fare del bene in una missione africana, aveva deciso di perdere il suo tempo cercando di fotografarlo. Mi ricordo fu addirittura pubblicata una oscura foto equiparabile a quella dei crateri lunari visti dalla Terra.
Comunque io non ci credo.
E soprattutto no, io non ce l’ho. Lo dissi anche a marito “Guarda, non stare a perdere tempo con queste cazzate”.
Ed anche se esistesse, sono proprio felice di non averlo. Mi immagino le pene dell’inferno che una donna punto G dotata dovrebbe sopportare durante il parto, al passaggio ed alla spinta in questa zona interna e sensibilissima di un neonato. Quindi, che culo non averlo. Pazienza per l’orgasmo multiplo, tanto non ci credo.

Credo maggiormente alla emotività femminile, alla fantasia, ed al trasporto. Senza esagerare ovviamente, soprattutto al ristorante.

giovedì 1 dicembre 2011

A tutti i fumatori abusivi del mio ufficio


Siete pregati di non spegnere le sigarette sul davanzale del bagno, non è un posacenere. Siete pregati di non buttare le cicche di sotto dalla finestra; c'è una piccola signora chiamata "Signora delle pulizie" che dopo dovrà andare a pulire al posto vostro. Siete pregati di non lasciare la cenere per terra.
Usate i cestini della spazzatura: non mordono, sono addestrati.

lunedì 28 novembre 2011

Sabina

Mi ci sono trovata davanti. Dopo aver portato alcuni giocattoli usati al Rigiocattolo, ho visto il Cimitero ed avevo ancora una mezz'ora prima di andare a prendere i bimbi a scuola. Sono entrata, erano decenni. Ho chiesto indicazioni all'ufficio e mi hanno dato l'indirizzo. Sono andata prima da mio zio, mi ricordavo abbastanza bene la posizione, e poi ho proseguito nella zona pargoli. Lì c'è Sabina. Eravamo in seconda elementare e lei viveva proprio all'uscio accanto. Giocavamo tantissimo l'una nella casa dell'altra, e Babbo Natale ci aveva portato lo stesso bambolotto, morbido e inerme, "Bimbino". Portava le calle alla maestra, mi suonava per andare a scuola insieme con le calle in mano, la prima volta mi ero illusa fossero per me. Poi si ammalò. Ma non sembrava così grave. Ma poi si aggravò.
Morì prima della fine della scuola. Non mi ricordo come me lo dissero, chi me lo disse, come reagii. Mia mamma si ricorda che per un po' mantenni un tic nervoso. Io rammento che capii la morte. E la capii così come la capisco adesso, non mi sono spostata di una virgola da allora, più di trent'anni passati senza evolvere di un millimetro su questo. E così la capii quando successe di mio zio.

Mi ricordavo una bambina gonfiata dalle medicine, invece ho visto una foto di una bambina bella e liscia, con delle rose accanto.

lunedì 21 novembre 2011

Vado a farmi benedire dai greci

Domenica. Marito indossa pantaloncini e scarpette da ginnastica. Mi ha detto "Vado a correre un po'". Ha avuto una tendinite ed è fermo da parecchio. I bimbi si sono organizzati in modo geniale: petto nudo, pantaloni del pigiama, la fascia da montagna per le orecchie messa in vita come cinturone ed i guanti da neve come guantoni. Fanno la box. Ad un certo punto un rumore sordo, silenzio, lamento, non pianto, marito è sulla porta, torna indietro, arriva il grande con la faccia bianca e dolorante. Si è rinchiuso il mignolo destro nella porta, ha un taglio, ed il dito è già nero e gonfio.
"Quante volte, quante volte vi abbiamo detto di non sbattere gli usci?"
Marito è piuttosto adirato, vestito da runner. I bimbi sono vestiti da boxers, io in pigiama ed esclamo
"Meglio un dito rotto che il volo di ieri di Laila dai gonfiabili". Si perchè ieri Laila è stata catapultata fuori come un proiettile dal tetto di un gonfiabile su cui si era arrampicata nonostante i miei avvisi, ed è caduta sul duro pavimento traumatizzando tutti e facendosi un bel bernoccolo. Mi sembra di essere la Sibilla, o il grillo parlante.
Basta, vado a farmi benedire dai greci (http://www.costadeglietruschi.it/toscana_mediterranea/dettaglio_arte.asp?keyarte=40). Comunque niente di rotto.

venerdì 18 novembre 2011

Voglio un divano nuovo

Ieri a cena il grande si grattava come un cane colle pulci. Ovviamente marito si era trattenuto in ufficio. Ovviamente il grande aveva i "pinocchi", come dice il piccolo. Porca puttana zozza miseriaccia! Non avevo mai visto i pinocchi. Sono come moscerini, un po' più piccoli, scuri. Stanno lì fermi, non capisci se sono animati o meno, aspettano che tu gli gratti la pancia. Sono come i koala, ma anzichè sui rami di eucalipto stanno sui capelli, dormono e trombano, a giudicare dalle uova o lendini.In casa è scattata l'operazione pironame. Avrei dato fo'o a tutto, soprattutto al divano, che è in stoffa. Basta voglio un divano di pelle dove i pinocchi non si possono nascondere. Ho messo tutto in lavatrice, ma proprio tutto, mi ci sarei messa anche io. A sessanta, col disinfettante. Il resto, fuori sul terrazzo, dopo 72 ore lontani dai nostri capelli i pinocchi  dovrebbero soccombere. Oppure stasera li trovo tutti alla porta del terrazzo a bussare insieme ai peluche.
Marito è arrivato tardi con trattamento, pettine a denti stretti munito di lente, vaporella di mia sorella - bada ganzo ho fatto la rima. Con la vaporella abbiamo cercato di incendiare il divano. Con qualcuno devo prendermela. o divano o marito. Magari con entrambi.
Stamattina ho provato a connettermi da casa, avevo un piano: lavoro da casa e nel frattempo faccio le lavatrici. Ma i pinocchi hanno sabotato la connessione e sono dovuta venire in ufficio, scaricando prima i figlioli a scuola.
Stronzi di pinocchi. Stasera mi aspettano tre o quattro lavatrici, ispezione del cuoio capelluto, anche del mio non si sa mai, falò con tutti i cuscini. Ci starebbe bene una grolla, attorno al fuoco. I pinocchi sono tutti invitati.

martedì 15 novembre 2011

Empatia



A scuola dei bimbi ci sono i pidocchi, o pinocchi come dice il piccolo. Appena l’ho saputo mi è venuto il prurito in testa. Anche adesso, solo a parlarne. I pidocchi sono telepatici e ti trasmettono il prurito col pensiero.

A mensa ho visto uno con una bava di minestra sul baffo, ed anche a me è venuto di pulirmi la bocca, anche se non ho i baffi. Come quando qualcuno ha una grossa caccola nel naso, anche io penso di averle e mi soffio il naso col fazzoletto.

Oggi una collega ci ha spiegato che ha un dito del piede storto, per cui molte scarpe le fanno male, allora è venuto mal di piedi anche a me.

C’è di positivo che un’altra collega ci ha raccontato di come le siano cresciute le tette dopo i 35 anni. Anche io mi sono subito sentita una puppona.


Alla fine essere empatici ha i suoi vantaggi.

giovedì 10 novembre 2011

Mediocri considerazioni economiche di un cittadino comune

Medaglia medaglia


L'economia per me è un grande mistero, l'ho sempre detto. Non trovo in essa nessuna base scientifica, almeno per come ce la presentano,  e penso che non rispetti nessun principio di conservazione; il denaro si moltiplica o sparisce senza criterio. Forse manca la definizione di buco nero economico.
Non voglio fingermi esperta, come la maggior parte degli italiani oggi. Alla macchinetta del caffè ormai, invece di dire male del capo, si parla dello SPRED, che per me è quello che fa il mio vecchio scooter quando suono il clacson. In palestra, invece di  consigli su dove rifarsi le tette, qualcuno suggerisce di comprarsi i lingotti d'oro, o racconta del cugino di un amico del fratello che vende cozze in Thailandia e fa il pascià.
Non voglio andare a vendere cozze in Thailandia, nè comprarmi un lingotto d'oro, che al sugo e ben cotto resta comunque bello duro. Voglio restare qui, come Peppino Impastato (scusate il paragone assolutamente inadeguato e immeritato), e spero che non ci ammazzino.
Comunque, ho sempre lavorato onestamente, pagato le tasse ed il biglietto dell'autobus, addirittura pago il canone  RAI. Mi prodigo nella raccolta differenziata e mi preoccupano moltissimo lo scioglimento dei ghiacci e l'inquinamento.
Non gioco in borsa, al massimo a casa facciamo il gioco dell'oca, che se fai 12 al primo tiro che culo vai diretto all'89.
Non mi aspetto la medaglia, ma che almeno questi cazzoni di politici ed economisti facciano il loro dovere e rompano meno i coglioni.
Se l'Italia va a fondo, è tutta colpa loro.

martedì 8 novembre 2011

Se fossi un fotografo fotograferei le persone, ovvero a spasso per Lucca durante il Comics 2011

Lilla

Prima tappa d'obbligo allo stand degli amici del Vernacoliere.
Mario è su una seggiola, un po' stanco, un po' in riflessione. Mi saluta sorridente:
"Ma secondo te questi giovani d'oggi trombano?"
"Penso di si" rispondo io.
"Mah...l'hai viste queste bimbe tutte mezze gnude"
"E' che i ragazzi di oggi ci sono abituati, come al mare, e non ci fanno caso, ma secondo me trombano"
"Speriamo tu abbia ragione"

Seconda tappa d'obbligo, stand Lucca Junior, dove troviamo libri per bambini decenti. Quest'anno abbiamo comprate "Bestiacce!" di Pino Pace, incontrando il simpaticissimo autore con cane, disponibilissimo a disegnare e chiacchierare coi bimbi, e "La maledizione del lupo marrano".

Poi, ovviamente, a passeggio per Lucca.

Oggi mi girano

Ciabatte di legno


La sposa cadavere

Un mal di testa che non ti dico

mercoledì 2 novembre 2011

Odio perdere l'autobus



Odio perdere l'autobus. Odio vedere quel culone giallo voltarmi davanti ed allontanarsi soddisfatto e sbuffante. Soprattutto quando parte un minuto in anticipo, io mi affretto, ma lui incurante dell'importanza di quei miseri sessanta secondi mi lascia lì da sola, al buio della fermata, all'umidità del mattino. Controllo il cellulare per vedere l'ora, verifico che non è tardi e che poteva anche aspettare quella manciata di secondi in più. Sussurro qualche parolaccia, ovviamente. Rimango a pensare se non sia il caso di comprarmi una rivista per i prossimi venti minuti che mi separano dall'autobus successivo. Perchè oggi, proprio oggi, non ho il libro con me. E non ho il libro con me perchè ho questo cazzo di PC portatile a tracolla. Visto il peso, più che portatile, lo chiamerei pesabile. Osservo gli spazzini, mi accanisco coi fumatori che buttano le cicche per terra, cerco di capire se la macchina che aspira e lava con le spazzole non potrebbe velocizzare anche le pulizie di casa, guardo un senza-tetto in ciabatte ed impermeabile fumarsi una cicca ed avviarsi lento da qualche parte, rimugino sulla crisi economica e sull'opportunità di avere un pezzo di terra con galline e conigli.
Ah, ecco di nuovo l'autobus. Stavolta non mi scappi.

lunedì 24 ottobre 2011

Quello che avrei voluto scrivere versus quello che ho scritto

Quello che avrei voluto scrivere
Brutte testine di cazzo, vi ritrovate all'ultimo minuto a rompere i coglioni su questo progetto. Ma dov'eravate finora?  A grattarvi i coglioni? E poi non solo mi chiedete cose che non sono mio compito, ma neanche avete ufficializzato l'ultimo ordine relativo alla mia attività. Ora o pagate o vi ca'o sul petto.

Quello che ho scritto
Cari signori, in questa ultima fase del progetto è molto difficile coordinare tutte le attività. Quello che mi state chiedendo è un compito dei commerciali, ed avevamo predisposto tutta la parte tecnica in modo che risultasse il più facile possibile per loro; ad ogni modo posso aiutarvi per alcune sezioni. Trovo molto spiacevole, inoltre, dovervi ricordare di continuo gli ordini per l'attività da me già svolta.

A me piace più il primo.

giovedì 20 ottobre 2011

Giornata all'olive



Mario si avvicina un po’ mogio, ha in mano un grande secchio di plastica bianca, col manico in metallo, la camicia a quadri ed i jeans.

“34. M’ha ammazzatto 34 galline”

Nonna M., che tiene le galline piccole in collo e le carezza come fossero mici, lo guarda addolorata.

“La volpe?”

“Si, è entrata nel pollaio e me n’ha ammazzate 34. Ma come avrà fatto?”

Interviene Franco, figlio di Nonna M.

“Rampi’ano. Le volpi rampi’ano come fossero gatti, anche su una rete di 2 metri. Oppure ha scavato sotto”

“No no, sotto c’è il muretto. Avrà rampi’ato. Ora stanotte ci si mette lì col fucile”.

Nonna M. Dice la sua “Ma stanotte vedrai che un torna. Al massimo domani. Per oggi sarà a posto, con 34 galline”.

Siamo appena tornati dall’olive. Nonna M. non ha saputo resistere, nonostante i suoi 97 anni, dice che per lei era una festa andare all’olive, da giovane, ed è venuta. Ha un po’ aiutato, poi s’è messa nella Panda a dormire, ha girellato per il podere col bastone. Quando è arrivato il padrone del podere, aveva le scarpe. L’anno scorso si presentò senza, a piedi nudi sulla terra, e con un amico. Parlava della campagna, anzi campagna versus città. Pensai che era facile fare l’alternativo quando ciai i vaini. Come è anche facile fare l’anarchico quando il tu’ babbo è un industriale (“Ovo Sodo” docet). Quest’anno aveva sandali alla tedesca con calzini, e la donna in macchina. Un po’ meno alternativo insomma, un po’ più povero forse.

Ci siamo divertiti, i bimbi hanno concimato il campo, a pranzo mio nipote M. di anni 14 ha fatto un rutto clamoroso diventando l’idolo dei piccini e vanficando i nostri sforzi educativi sul tema.

venerdì 14 ottobre 2011

martedì 11 ottobre 2011

lunedì 10 ottobre 2011

Pensierino 2

Attenzione alla donna che improvvisamente si taglia di molto i capelli o se ne stravolge il colore.

giovedì 6 ottobre 2011

lunedì 3 ottobre 2011

Lo scorfano


Non ci posso credere, a questo Ottobre tiepido, col mare calmo e trasparente, ed il sole che scalda. Abbiamo riscoperto Le Vaschine a Livorno, dopo la Torre di Calafuria. Il cartello della discesa pedonale recita Le Vaschette, ma un livornese non usa mai il vezzeggiativo, o sono “ine” o sono “one” o sono “acce”.
Mi avevano sempre raccontato che fossero le terme degli antichi romani, con queste vasche geometricamente scavate nella roccia e la meridiana incisa su una parete. Invece sempre il solito cartello parla di antiche cave. Allora forse prima hanno scavato la roccia per estrarla, e poi ci hanno fatto il bagno.


Comunque i bambini si sono divertiti un mucchio scovando tra le vasche un piccolo polpo, molti ricci, molte margherite ricoperte d’erba, gamberi, granchi ed infine il grande ha preso uno scorfano di dimensione media col retino.
Lo scorfano è un animale meraviglioso e fiducioso. Il Ghandi del Mar Tirreno. Se ne sta lì coi suoi occhioni, immobile e mimetizzato col fondo marino, con le sopracciglia come alghe e gli aculei velenosi come roccia. Convinto che nessuno lo veda, o che nessuno lo attacchi, è un non violento, non fugge, non rincorre. Aspetta. Potresti dargli una martellata. Quando l’ho visto nel secchino farsi più chiaro per via del colore del secchio, quando l’ho visto grande abbastanza per una porzione di sugo o due piattate di cacciucco, l’ho immaginato sbatacchiare la coda in un contenitore per alimenti, ancora vivo, ma fuori dall’acqua, ed ho esclamato la mia sentenza “No amore, è troppo piccolo, sarebbe bastato un pochino più lungo, ma così no, lo buttiamo insieme ai gamberi ed alle margherite e magari il prossimo anno avrà già figliato e lo prenderemo più grande per mangiarlo”. Ha accettato il verdetto, felice comunque di mostrare la sua preda agli altri bambini del mare.
Penso davvero che abbiamo un litorale favoloso.

martedì 27 settembre 2011

Quando vai a Dubai


Niente deserto. Niente cammelli. Nei pochi giorni in cui sono stata là, al di là delle cose che mi aspettavo di trovare come la torre più alta del mondo, più di 800 metri, o l’hotel più lussuoso del mondo, una vela in cui i piani più bassi sono sommersi nell’acqua come un acquario, mi hanno colpito l’ordine e la pulizia. I locali indossavano il tipico abito lungo, bianco e candido, in testa il copricapo lindo e stirato alla perfezione, da tirare indietro come si fa con i capelli lunghi. Molte donne scoprivano appena lo sguardo sotto un lungo abito nero ricamato, altre occidentali vestivano abiti comuni per noi.

Poi molto caldo ed umidità, anche se una coppia italiana che gestisce un ristorante da tre anni mi spiegava che in inverno si sta bene, 25 gradi e clima più secco.

E molta aria condizionata.

Costruiscono grandi palazzi dall’architettura avveneristica, come uno avvitato vicino al nostro albergo. Ad oggi queste strutture sono semivuote, ma forse sono investimenti o speranze di un futuro boom economico della zona.

Per le strade nessun murales, nessun accattone, magari si concentrano in altri luoghi. Alcuni fanno jogging lungo la marina, popolata da qualche barca.

Una sera il locale dell’hotel si è animato di vita e cosce scoperte. Quella stessa sera sono stata accalappiata per un pelo dal personale quando per sbaglio stavo per entrare nel bagno degli uomini. Sono molto attenti a certe cose.

Al ritorno ho fatto spese al duty free, cosa che faccio di rado, ma mi servivano degli occhiali da sole ed un regalo tecnologico per marito. In effetti c’è da divertirsi, anche perchè il duty free è molto meno ordinato di tutto il resto. Molto più vicino al nostro immaginario circa quello che è “arabo”. Nonostante i Rolex appesi alla parete per ricordarti che ore sono.

venerdì 16 settembre 2011

Riassunto



Qui l'estate sembra non darsi per vinta. Domenica ci ha regalato una giornata spettacolare che abbiamo trascorso al mare, alla Cala del Leone. Alla Cala ci sono vari scogli da cui ci si può tuffare. I bimbi hanno scelto un masso con tuffo di circa 5 metri. Non vorrai mica che mamma resti indietro, vero? Tu piccolo adorato ragnetto che quasi non affondi dopo il tuffo, tanto sei leggero, mica vorrai superare la tua mamma .... mapporcaputtanacciadellamiseriacciazozza devo tuffarmi da quassUUUUU????? A quel punto il ragno ero io, aggrappata allo scoglio come se stesse per crollare, ma spinta da un moto d'orgoglio mi lancio e......riemergo come se avessi 20 anni. A volte basta così poco. Torno a riva, il Signore in Giallo, si quello che si abbronza con una crema "fai da te" tintura di iodio più olio Johnson è ancora lì con la sua boccetta unta, ed io esco dall'acqua che ho 20 anni.
Lunedì mentre scendo le scale della stazione rischio di cadere mi aggrappo alla ringhiera come sullo scoglio del giorno prima, non cado, ma mi si blocca il collo. Riacquisisco 10 anni ed arrivo a 30.
Martedì Roma. Nel viaggio di ritorno, in treno, faccio amicizia con un signore che vive a Genova Pegli di 83 anni. Anche io vivevo a Genova Pegli. Il signore, simpatico e arzillo, ogni anno si reca a Roma al cimitero da una zia. Un pochino sordo, mi costringe ad urlare per farmi sentire; tutto il vagone è a conoscenza delle mie vicissitudini.
Mercoledì giovedì venerdì superlavoro. Il lavoro fa male, lo dicono tutti, anche Irene Grandi. Sono d'accordo.

Mi sa che la prossima settimana sarò a Dubai, ahi ahi ahi.

giovedì 8 settembre 2011

Settembre


Ho sempre pensato a questo mese come ad un mese malinconico. In effetti lo è, con quelle sue giornate limpide e l'aria fresca, con quel silenzio che dopo agosto sembrava impossibile, con le spiagge semi abbandonate e la brezza che saluta con un piccolo brivido la pelle bagnata dal mare. Un mese che regala alcuni pomeriggi bellissimi, illudendoti che sia ancora estate, ma tu sai che basterà una goccia di pioggia o un soffio di vento a fare arrivare l'autunno. In questa consapevolezza vivi queste ore pacate e pensi che, alla fine, non è poi così male.

lunedì 5 settembre 2011

Tentativo di suicidio dal Ponte di Calignaia per via del Fantacalcio




Una tranquilla domenica mattina di settembre. I bimbi sono giù in garage a fare i falegnami per svegliare a martellate tutto il vicinato, marito è lì con loro e, mentre gioca col suo nuovo cellulare “touch screen”, gli arriva un SMS sprovvisto di mittente: “Sto malissimo!”. Viene su in casa spaventato, mi mostra il messaggio, chiamiamo sua sorella per sapere se va tutto bene. Poi pensiamo ad un errore o ad uno scherzo. Marito torna giù in garage. Nuovo messaggio senza mittente: “Ora vado sul Ponte di Calignaia e mi ci butto!”.

Torna su ed ora cominciamo a preoccuparci. Cominciamo a chiamare i parenti stretti, e poi restringiamo la cerchia sugli amici livornesi. Li dividiamo in due categorie: quelli che potrebbero uccidersi e quelli che potrebbero uccidere qualcuno.

Prima però ci viene l’idea di chiamare la Polizia chiedendo della Polizia Postale. Spieghiamo l’accaduto e ci rispondono: “Ci dispiace, ma la domenica le Polizia Postale è chiusa”.

“E allore cosa dobbiamo fare?”

“Conservi l’SMS fino a domani.”

“Ma domani potrebbe essere troppo tardi...vado a Calignaia?”

“Veda lei”.


Quindi, a tutti i suicidi, se non siete convintissimi e volete mandare messaggi disperati, aspettate il lunedì.


Un sospetto, chiamo il Puro:

“Ciao dove sei?”

“Fuori”

“Fuori dove?”

“A comprare il latte”

“Tutto bene?”

“Si, ora vado a Calignaia”

“No, scusa, ma allora sei te, ma cosa succede?”

“Ieri all’asta del Fantacalcio ho sbagliato i conti, avevo ancora i crediti per prendere Jeda, ma non l’ho fatto!”

Gli spiego dei messaggi senza mittente. Rimane allibito, ovviamente i suoi SMS erano ironici. Si scusa, ma non è colpa sua, ancora non sappiamo perchè quei messaggi sono arrivati senza mittente. Ho pensato ad una spiegazione: forse marito ha lo stesso numero registrato sotto due nomi diversi ed il cellulare si incasina quando riceve da quel numero, non sa che nome attribuirgli. Per ora non sembra essere la supposizione giusta.

Comunque una cosa l’ho capita: il Fantacalcio fa male.

mercoledì 31 agosto 2011

Telelavoro



Il telelavoro è una grande conquista. Io non ho mai richiesto ufficialmente il telelavoro, ma la mia ditta ed il mio capo mi concedono talvolta in caso di necessità, in maniera molto illuminata, di lavorare da casa.


Oggi lavoro da casa. Mi sono collegata alla 7 del mattino quando tutti dormivano, per non disturbare mi sono messa sul tavolo di cucina dopo aver fatto colazione, ed ero ancora in pigiama. Mentre il sistema effettuava tutti i controlli del caso, mi sono lavata e vestita. Vestita è una parola grossa: ho riciclato quello che avevo indosso ieri. Piano piano i componenti della famiglia hanno occupato il tavolo per la colazione ed ho vissuto momenti intensi sperando che nessuno versasse il suo latte sul mio PC aziendale. Verso le nove sono usciti tutti. Alle 9,30 è arrivato il rappresentante Folletto. Considerato che erano mesi che non lavoravo da casa, penso che abbia installato una webcam nel mio salotto per controllare quando ci sono. Lo avevo già visto, ma è un po’ dimagrito. Ha confermato di essere lui, ma dimagrito. Forse lo ha fatto solo per compiacermi. Ha lasciato dei bigliettini, ha fatto presto. Ho continuato a lavorare e mi sono accorta di avere della rena tra i capelli. Probabilmente non li ho lavati bene ieri dopo il mare. Pazienza, tanto sto a casa. Posso intratternermi a fare palline di rena e tirarle per terra. Tra un po’ sembrerà di essere in spiaggia.

Nessuno mi rompe i coglioni o mi invita a percorrere 20 metri per raggiungere la macchinetta del caffè. Sono qui seduta sulla mia bella sedia, ho fatto uan pausa di 3 minuti in cui ho deciso di cambiare tutte le lenzuola ed ho represso l’istinto suicida di incominciare a lavare i materassi col Folletto di cui sopra. I letti sono ancora sfatti e senza lenzuola.

Ho apparecchiato in un angolo di tavolino, rimasto intatto nonostante la mia graduale invasione di fogli cuffie mouse PC cavi penne cellulare. Apparecchiato è una parola grossa: ho messo un piatto su un pezzo di tovaglia arrotolato. Ho mangiato una mozzarella scaduta ieri, mi dispiaceva buttarla, dei pomodori troppo maturi, mi dispiaceva buttarli, una fetta di pane duro, mi dispiaceva buttarla. Ho pranzato in 11 minuti. Mi sembra di aver ingoiato un fagotto, ma mi sono presa la libertà di inzuppare i bucaneve nel caffè e di strizzarmi un frignolo su una puppa.

È tutta un’altra vita!

martedì 30 agosto 2011

Rientro col botto


Il rientro dalle ferie è sempre traumatico. Bisognerebbe gradualizzarlo come quando si inizia un allenamento, ad esempio partendo dal martedì invece che dal lunedì. In questi giorni sono particolarmente irrequieta, irascibile. Sarà anche il cambio di stagione. Vorrei litigare con tutti. E quando uno parte così, ovvio che ci riesce. Allora mi metto le infradito.
Estate=infradito. Quindi se mi metto le infradito mi sento ancora un po' in ferie.
Ferie.....
Estate=tuffi dal trampolino, tuffi alla militare, siusky, uovo, shezan, budda, seggioletta, candela, bomba, sciagattata, testa.
Estate=si sono schiantati i miei storici zoccoli del dottor Sciulz.
Estate=cenare al mare.
Estate=assoluta novità di quest'anno la medusa Mnemiopsis Leidyi. I bimbi se le tiravano come fossero gavettoni, o ne riempivano secchi gelatinosi. La Mnemiopsis Leidyi è come il nostro governo, lipperlì sembra un faccia una sega, infatti non è urticante, ma piano piano mangia tutto inglobando in quella massa collosa dal plancton alle piccole uova di pesci o crostacei.
Speriamo il prossimo anno rimanga qualcosa.

giovedì 11 agosto 2011

Squarciaus


I racconti squarciaus sono come le ciliegie, uno tira l’altro. Quello magari ha il dito mignolo fasciato e comincia a raccontarti come ha fatto a farsi male, e quanto fosse storto il mignolo dopo l’evento, e come poi in ospedale glie lo abbiano tirato e schiacciato come si fa con i polpi appena pescati, per poi mettergli tre ferri nella ossa, che ovviamente verranno tolti senza anestesia. Arancia Meccanica ci fa una sega. Allora parte un altro, si perchè anche lui una volta si è squarciato il mignolo, ma in maniera MOOOOOLTOOOO peggiore, stortura a 180 gradi e ossa disintegrate. Tipicamente siamo a pranzo.


“Scusate potremmo cambiare argomento, che io empatizzo e poi svengo”

Niente, anzi, incalzano. Porca puttana una volta svengo davvero voglio vedere se non si sentono in colpa.

Tipici luoghi per lo squarciaus: la partite di calcetto, l’ultima pista dopo una giornata sugli sci, le salette del Pronto Soccorso o in generale gli Ospedali.

La ciliegina sulla torta è la donna che ha partorito. Nei racconti delle partorienti i medici si trasformano in serial killer, gli infermeri in Dario Argento e le ostetriche in vecchie bambole di ceramica. C’è sangue dappertutto e bambini che nascono per un pelo anche se non hanno peli. Odiavo certi racconti stile “30 ore per la vita” quando ero incinta. Adesso al massimo stringo la passera come se mangiasse un limone. E cerco di non empatizzare.


martedì 9 agosto 2011

Sopravvivere ad una settimana di ferie di marito




La prima è andata, siamo appena entrati nella seconda. Marito è fantastico coi bimbi. La mattina io vado al lavoro, lui dorme un po’, poi mi chiama in ufficio “Cosa preparo da mangiare?”

Gli uomini hanno in media scarsissime capacità organizzative e direzionali, eppure la maggior parte dei dirigenti aziendali e delle autorità politiche è uomo. La scienza dovrebbe interrogarsi su questo.

Comunque gli dico cosa preparare e se ho già tirato fuori qualcosa dal freezer. Marito è brevissimo, prepara 1kg e mezzo di pasta in quattro, e porta i bimbi al mare. In una settimana abbiamo dovuto fare la spesa tre volte. Al mare si tatua sulla sdraio, con un occhio dorme e con l’altro guarda i bimbi che fanno le buchette. Poi viene costretto a fare delle palle enormi di sabbia umida da gettare a bomba dal ponticello. Noi andiamo in un bagno tipo questo: http://firenze.repubblica.it/cronaca/2011/08/03/news/livorno_addio_ovo_sodo_l_abbuffata_davanti_alla_gabina-19994691/index.html?ref=search
Io esco dal lavoro nel pomeriggio, e li raggiungo al mare dove ceniamo. Il mezzo chilo di pasta avanzato lo condividiamo coi vicini di “gabina” che ci tirano sulla tovaglia del pesce fritto. Questo crea molto comunità e si fanno due risate. I bimbi dopo cena cominciano a correre scalzi e vestiti sulla spiaggia, vanificando la doccia appena fatta. Li convinciamo a tornare a casa che sono le 22,20 e la tipa dei bagni ha cominciato già ad avvertire al megafono che sta per chiudere. Torno a casa metto qualcosa in lavastoviglie, mi affaccio sul terrazzo e noto che qualcuno ha quasi affogato la mia pianta dei quarant’anni, le tiro un salvagente, e con un occhio vedo Otto il Maialotto che fa il Botto penzolante sulla mensola di salotto. Sa benissimo che dovrebbe vivere in camerina, ma non si rassegna.

Vado a dormire che sono già le 23,30, mi sveglio alle 5,35, sospiro “Starei volentieri a letto”. E penso che la prossima settimana sarò in ferie io.

venerdì 5 agosto 2011

Domandone

Secondo voi perchè, almeno per la maggioranza, una bella donna che indossa biancheria intima da uomo è sexy, mentre un bell'uomo che indossa biancheria intima da donna è ridicolo?

martedì 2 agosto 2011

Matrimonio alla dottor Tersilli, medico della mutua



Ci sono dei matrimoni a cui vai volentieri. Perchè si sposa un caro amico, e speri anche di incontrare altri cari amici. Di tutto il gruppo dell'Università, mi sembra mancasse solo Renzo. Entrare in comune vestiti da cerimonia accompagnati dalla musica del dottore Tersilli, medico della mutua, è stato assolutamente originale. Trovare tre amici in frac e cilindro rispettivamente bianco rosso e verde, due a fare i testimoni ed uno a celebrare il matrimonio (si può fare, basta una delega del Comune) è stato altrettanto divertente. Quando poi il celebrante ha detto "...da quando lo conosco, le ha battute tutte, finchè non ha incontrato Claudia...", è stato il massimo.
Nella nostra vita ci sono stati momenti tragici e difficili, ed anche momenti davvero sereni e divertenti. Abbiamo condiviso la lavatrice e quando ho conosciuto Claudia ero davvero contenta che non ti fossi messo con una delle solite ventenni stordite (mi scuso con le ventenni, ovviamente non tutte sono stordite).
Ti devo confessare una cosa: come pulivi casa te, non ce n'era! Però cucinavi un po' pesante.

mercoledì 27 luglio 2011

Scusate se ho trovato un portafoglio

Stava lì, nero e immobile come uno scarafaggio morto sul bordo del marciapiede. L’ho raccolto, ero di fronte ad un albergo nei pressi della stazione di Pisa.

Lo apro, c’è la patente di un cittadino di New York, qualche tessera, una carta di credito, una banconota, dei foglietti. Quindi provo alla reception dell’albergo. Il ragazzo, gentile, esegue un’accurata ricerca nel suo archivio, ma non trova niente. Grazie comunque. Decido di tornare alla stazione e rivolgermi alla Polizia Ferroviaria. Purtroppo gli uffici sono chiusi a chiave, ed anche al campanello, che suono più volte, non risponde nessuno. Sono quasi le 7 del mattino.

Decido di rivolgermi alla biglietteria delle FS.

“Scusi, ho trovato questo portafoglio, ma l’ufficio della polizia è chiuso. Posso lasciarlo a lei così lo consegna più tardi alla PolFer?”

La signora mi guarda inepressiva.

“Aspetti un attimo”

Mi molla lì di fronte al vetro per 5 minuti, parla con qualcuno, ritorna:

“Mi dispiace, ma noi in quanto personale FS non siamo tenuti a raccogliere oggetti trovati”

“Potrebbe prenderlo come comune cittadino e poi portarlo alla PolFer qui dietro alla fine del suo turno, visto che io lavoro dall’altra parte della città”

“Mi dispiace, ma noi in quanto personale FS non siamo tenuti a raccogliere oggetti trovati”

Sembra un disco:

“E allora cosa ne faccio di questo portafoglio, lo butto?”

“Ma è sicura che l’ufficio di polizia sia chiuso? Ha provato a suonare il campanello?”

“Si, ho provato, spinto la porta, suonato più volte. Chiuso”

“Mi dispiace, ma noi in quanto personale FS ....”

“Va bene ho capito BUONGIORNO”.

Me ne vado piuttosto incazzata, torno all’ufficio di polizia, è ancora chiuso, guardo sui binari in cerca di un’uniforme, scruto anche dietro l’angolo. Per fortuna dopo un po’ arriva un agente che apre con la chiave il portone dell’ufficio di Polizia. Mi affretto prima ancora che apra del tutto, gli spiego, gli consegno il portafoglio.

“Va bene, grazie” risponde l’agente, prendendo il portafoglio mentre ancora ha la chiave nelle toppa.

“Buongiorno” rispondo io, andandomene, con in testa ancora il disco del personale FS.

venerdì 22 luglio 2011

Viaggio in Canada (5) – Kingston 1 giorno, Montreal 1 giorno, e rientro in Italia



Kingston è stata la capitale del Canada, finché la regina decise che non era adatta per via della troppa vicinanza al confine con gli Stati Uniti. Si tratta di una piccola città, vivacizzata dagli studenti univesitari, nel complesso una bella città.

Abbiamo visitato Fort Henry, dove studenti universitari in costume ripropongono la vita al forte nel 1867 ed organizzano visite guidate.

Pomeriggio nel parco cittadino, allo Splash Pad, una piazzetta con giochi d’acqua davvero divertenti dove i bambini hanno potuto rinfrescarsi e giocare.

Domattina torniamo a Montreal dove ci attende il nostro volo per l’Italia.


Pronti a partire. Facciamo un piccolo riassunto.

Giorni di permanenza in Canada: 14.

Chilometri percorsi: 2630!

Cosa ci è piaciuto di più:

Al grande: la tripla torre o Sky Screamer di Marineland.

Al piccolo: Ottawa e stare a casa dell’amica canadese.

A Marito: le cascate del Niagara (a parte le costruzioni limitrofe) e Ottawa.

A me: Ottawa e le cascate del Niagara (a parte le costruzioni limitrofe).


In conclusione, è un viaggio che consiglio a tutti, anche alle famiglie con bambini piccoli. Il Canada è un paese piuttosto sicuro e ben organizzato, molto attento alle esigenze delle famiglie, ed in estate ha un clima bellissimo. A livello economico la spesa grande è quella del volo, ma poi appoggiandosi a motel, B&B o hotel economici, la permanenza non è costosissima. Per noi è stata un’esperienza faticosa, ma bellissima.

Viaggio in Canada (4) – Niagara Falls 2 giorni


Il viaggio in auto da Ottawa alle cascate del Niagara, circa 600 km, è andato piuttosto bene, nonostante il traffico di Toronto e le pete al cianuro dei bimbi.

Le cascate del Niagara sono uno spettacolo gigantesco, impressionante, un “must do”, un salto d’acqua di 61 metri a forma di ferro di cavallo nel lato canadese, e di velo da sposa nel lato statunitense. Basta mettersi i paraocchi e non guardare il resto: i grattacieli fuori luogo, le torri, le luci cangianti, il “troppo che stroppia”. Il piccolo viaggio su Maid of the Mist, la barchetta che ti porta fin sotto gli schizzi delle cascate, vale davvero la pena.

Divertente anche la giornata a Marineland, un parco giochi con giostre, salti e lo Sky Screamer (la tripla torre più alta del mondo), un salto di più di 100 metri che io ed il grande abbiamo osato provare. Per ciò che riguarda lo spettacolo di delfini, foche, e le vasche con orche, beluga e leoni marini, nonchè la grande gabbia degli orsi, insomma si poteva evitare. E poi, sono davvero fissati col cibo: “feed the bears”, “feed the fishes in the lake”, “fish the belugas”. Ho visto pesci da 7-8 chili combattere coi gabbiani per un pezzo di pane. Eccheccazzo!

Dobbiamo tornare a Montreal dove ci attende il nostro volo di ritorno per l’Italia. Spezziamo il tragitto con una sosta a Kingston.

martedì 19 luglio 2011

Viaggio in Canada (3) - Ottawa (Happy Canada Day!) 5 giorni


Per arrivare ad Ottawa ci abbiamo messo un paio d’ore, superando prima il traffico di Montreal e passando poi per lunghe strade nel verde, dove vedevamo giusto in lontananza qualche fattoria con relativo capannone in legno. Avete presente il film di Superman? Ecco, come la casa della mamma adottiva di Superman. Occhio che non ci sono molti benzinai lungo le Highway.


Il nostro soggiorno ad Ottawa è stato decisivo, per molti fattori. Abbiamo cominciato ad abituarci ai nuovi ritmi ed al fuso orario, i bimbi sono passati dalla sovraeccitaazione alla normale eccitazione, la mia amica ci ha ospitato a casa sua, e ci siamo sentiti praticamente a casa, Ottawa è una città di circa 900.000 abitanti, non molto grande quindi, una dimensione ottimale per come è abituata la nostra famiglia, ed allo stesso tempo con molte attività possibili da fare.

Siamo arrivati nel primo pomeriggio ed abbiamo visitato il Canadian Agriculture Museum, non molto lontanto dalla Little Italy di Ottawa, e raggiungibile in bicicletta dal centro città sfruttando le varie piste ciclabili. È stata una bella visita, abbiamo visto parecchi animali domestici; maiali, galline, cavalli, capre, mucche, tori. C’è anche un piccolo museo delle api ed un museo dei trattori, è possibile salire su alcuni di questi e simulare una rumorosa guida. Inoltre vengono effettuate delle dimostrazioni, noi ad esempio abbiamo visto e aiutato a fare il gelato direttamente dal latte fresco usando una specie di frullino a ghiaccio, ed abbiamo assistito alla mungitura di una capretta, oltre ad attività giornaliere come nutrire le mucche. Praticamente una fattoria didattica. Nel pomeriggio siamo andati a casa della mia amica; dopo circa 10 anni che non ci vedevamo, eravamo molto emozionate. Ha conosciuto marito e i bimbi, ci ha sistemati a casa sua, e siamo andati in centro al By Ward market. In particolare alla Bottega Nicastro, un bellissimo negozio di prodotti italiani il cui attuale proprietario, abbiamo scoperto, è imparentato con un nostro collega.

1 luglio, “Canada Day”. Per me è stata una giornata bellissima. Mi sono sentita parte di un qualcosa che non mi era noto, di una celebrazione e di un’orgoglio nazionale per me mai visti. Il primo luglio viene celebrata la dichiarazione dello stado federale del Canada, che è comunque membro del Commonwealth e quindi in qualche modo dipendente dall’Inghilterra e dalla sua regina. Uno sciame (500.000!) di persone vestite in bianco e rosso ha invaso pacificamente, il primo di luglio, le strade di Ottawa, capitale del Canada e quel giorno visitata anche dal principe con la sua neosposa. Anche i miei bimbi si sono tatuati in faccia e sulle braccia i simboli del Canada, ed in molti, similmente al giorno di Natale, si salutavano con “Happy Canada Day”. Per non parlare delle bandiere, degli spettacoli di girovaghi e dell’allegria generale, condita dal grande senso di orgoglio degli abitanti, provenienti in realtà da tutto il mondo, di essere canadesi. “This is a great country”, dicono, e sapete, bastano appena 3 anni trascorsi qui per diventare cittadini.

La mia amica vive in un grande condominio con piscina, e per i bimbi è stato il massimo, dopo il caldo e la camminata per le vie di Ottawa del Canada Day, ritrovarsi a fare un bagno rinfrescante. Peccato non essere riusciti a vedere gli “scoppioni” (i fuochi di artificio per il piccolo) serali, visto che i bimbi si sono addormentati sul divano appena dopo cena, di fronte a Scooby in inglese.

Il giorno successivo abbiamo trascorso la giornata all’Omega Park, dove abbiamo incontrato una famiglia di italiani trasferitasi qui da una decina di anni e molto preoccupati per la situazione italiana. Ci hanno salutati con un in bocca al lupo a noi che restavamo. Al parco ci sono animali locali in semi libertà. Con la macchina passi per opportuni vialetti, e puoi dare da mangiare (carote) ad alcuni di loro. C’erano alci, cervi, orsi, lupi, castori, bisonti, coyote, aironi, puzzole, procioni, cinghiali, etc. Ai bambini è piaciuto davvero tanto.

Terzo giorno: Civilization Museum. È un bel museo che ripercorre la storia del Canada, anche la parte triste. Quella cioè in cui francesi e britannici, l’uomo bianco insomma, occupa il terreno dei nativi, li uccide, li deporta, li violenta, toglie i piccoli ai genitori, Ecco, in quel caso, più che di civilizzazione, parlerei di barbarie. Abbiamo molto apprezzato le parti dedicate ai bambini, in cui potevano distrarsi con dei lavoretti come il teatrino dei burattini, la costruzione di una barchetta di legno, disegnare una spilla, cucire un ricamo, etc. In questo, abbiamo sicuramente qualcosa da imparare.

Abbiamo finito la giornata nei giardini di fronte al museo. Marito si è lanciato con l’inglese, tanto che quando la mia amica gli ha chiesto il prezzo di alcune solette che lui porta sempre, è andata più o meno così:

“How much is it?”

“7 years!” ha risposto sicuro, anziché 7 euros.

In serata sono arrivati alcuni amici. È stato bello parlare cel Canada ed ho scoperto che ognuno ha il suo Bossi, ovvero un gruppo separatista (la parte del Quebec, di lingua francese) a volte rozzotta.

Ed il loro piatto tipico, il “poutine”, una montagna di patate fritte, formaggio fuso e salsetta, che sinceramente non ho osato assaggiare.

Alcune curiosità: il Canada è il secondo paese produttore di petrolio dopo l’Arabia Saudita. Viene estratto dalla sabbia dell’Alberta secondo un procedimento molto inquinante che porta alla produzione di molti gas serra e quindi al non rispetto del trattato di Kyoto. In Canada il 60% della popolazione (soprattutto nella parte vicino agli U.S., n.d.r.) è obesa o in sovrappeso. L’università è a pagamento, molti studenti in estate lavorano per pagarsi gli studi. La scolarizzazione è molto alta, quasi tutti continuano gli studi dopo la scuola dell’obbligo. La disoccupazione è bassa, circa il 6%. La sanità pubblica è ottima, ma si perde dopo 6 mesi di assenza dal paese. I canali di Ottawa in inverno gelano e si va al lavoro sui pattini da ghiaccio.

Il grande vuole tornare in Canada durante l’inverno.

Quarto giorno: Canadian Nature Museum. Per i miei bimbi è stato il massimo. Ci sono ricostruzioni di scheletri di dinosauri utilizzando per l’85% ossa reali ritrovai in Alberta o in Argentina. Quindi camminavamo vicino al grande T-Rex, o accanto al Triceratopo, o sotto animali marini della preistoria. Impressionante. Come la quantità di animali imbalsamati (poverini). E sapete quanta acqua consumiamo al giorno? Noi europei 200 litri a testa, in Canada 320, in Africa dai 10 ai 20. Dobbiamo darci una regolata.

In serata, visita al parco Gatineau (Hull) e bagno nelle acque del Pink Lake, con tanto di bagnino e bagnina che alle 18 annunciano dalla torretta che la spiaggia resterà incustodita.

Il quinto giorno siamo partiti, tra abbracci e baci, verso le Niagara Falls. Ci aspetta un lungo viaggio, più di 600 Km. “See you soon”.

giovedì 14 luglio 2011

Viaggio in Canada (2) – Montreal 4 giorni



I primi 4 giorni siamo rimasti a Montreal. In realtà, considerato che il primo giorno siamo arrivati in serata, abbiamo avuto tre giorni per visitare la città ed i suoi dintorni. L’eccitazione dei bambini era tanta, senza parlare degli effetti del fuso orario. La prima notte il piccolo, che aveva scambiato l’eroporto di Pisa per l’IperCoop, si è svegliato alle 3: “Voglio giocare al gioco dell’oca”, che avevamo portato in versione mini per superare le ore di attesa sui voli o in aeroporto. Abbiamo preso di petto la situazione e siamo partiti di mattina presto per Parc du Mount Tremblant, Sector du Diable. Il parco è molto grande e bello, la giornata era soleggiata. Abbiamo pranzato sulle rive del Lac Monroe, con i suoi girini da chilo, ed abbiamo camminato lungo il breve sentiero Chute de Diable fino alla bella cascata, dove abbiamo incontrato una rana e ovviamente uno scoiattolo. Finchè marito se ne è uscito con una delle sue “Però se eravamo a Sassetta era uguale”. Lungo la strada per arrivare al parco abbiamo notato numerosi chalet. Strano come nel caso di vendita mettano anche un cartello con la foto dell’agente immobiliare.


Il secondo giorno abbiamo visitato il Biodome e la Torre di Montreal. L’insettario era chiuso, purtroppo, per restauro e rinnovo. Il piccolo, di animo casalingo, ci ha chiesto di portare i nonni la prossima volta così da pemettergli di restare in albergo con loro a giocare al gioco dell’oca (aridaglie). Il Biodome racchiude quattro diversi ecosistemi con relativi animali. Per i bimbi è stato davvero divertente ed eccitante. La Torre di Montreal è la torre inclinata (45 gradi) più alta del mondo. Ci tengono parecchio ai record, quindi uno cerca di aggiustarli come più gli conviene. Abbiamo terminato la giornata ai giochi del Parco Jean Dropeau, che a parte il parcheggio costosissimo come del resto tutti gli altri visti a Montreal, è davvero bello e rilassante. Una breve visita alla struttura della Biosfera ed alla piscina, e poi cena.

Il terzo giorno mancava a questo punto Vieux Port e Vieux Montreal, più una visita al Museo della Scienza, che a parte il secondo salone del secondo piano, non ci ha entusiasmati. Certamente è comodo che esistano biglietti di ingresso famiglia nei musei, aiuta a risparmiare. Le vie a ciottoli del vecchio centro città ricordano un po’ i centri europei, anche se per adesso non siamo afflitti dal solito consumismo.

Nelle strade a più corsie, ti sorpassano da tutte le parti. I semafori sono dopo gli incroci e, a parte qui a Montreal, si può voltare a destra anche se è rosso. Le auto sono mangiate dalla ruggine per via del sale che spargono sulle strade ghiacciate d’inverno. Qui siamo in Quebec e parlano francese, ma quasi tutti anche l’inglese.

Il grande vuole tornare ai Bagni Fiume.

Il quarto giorno siamo partiti da Montreal verso Ottawa, un viaggio di circa 200 Km.

lunedì 11 luglio 2011

Viaggio in Canada (1) – Preparazione del viaggio



Il senso del viaggio: perdere le proprie abitudini per un momento, le buone e le cattive, perdere i propri percorsi, perdere la strada e poi ritrovarsi, vivere giorno per giorno, trovare percorsi nuovi, luoghi nuovi, cibi nuovi, “even if they are not so good”.



Per trovare i voli più economici abbiamo usato il sito di ricerca Amadeus

Abbiamo rinnovato i passaporti e richiesto la patente di guida internazionale in quanto ci era richiesta dalle compagnie di noleggio auto. Abbiamo stipulato un’assicurazione sulla salute in quanto in Canada la struttura sanitaria è molto efficiente, ma se non si dispone di una assicurazione anche una piccola visita al Pronto Soccorso può diventare molto costosa. Avendo bambini, abbiamo stipulato una assicurazione contro imprevisti ed impedimenti alla partenza. Ci si può rivolgere ad Europe Assistance o Mondial Assistance.

Per le previsioni del tempo a Montreal: http://www.theweathernetwork.com/weather/caqc0363?ref=homecity

Per le previsioni del tempo a Ottawa:
http://www.theweathernetwork.com/fourteenday/caon0512/graph?ref=tabs_14day_graph

Itinerario di massima: arrivo a Montreal, dove restiamo 4 giorni. Quindi Ottawa, 5 giorni, cascate del Niagara 2 giorni. Spezziamo il viaggio di ritorno verso Montreal con una sosta a Kingston di un giorno, e di nuovo Montreal prima di ripartire per l’Italia.

Per fissare gli alberghi ci sono varie possibilità, come booking.com ed expedia. Per l’auto, Alamo, Dollar, National, Enterprise, Hertz. Sul sito dell’aeroporto di arrivo abbiamo controllato gli uffici di noleggio presenti e l’orario di apertura. Abbiamo scelto Alamo per via dell’assicurazione “all inclusive” in caso di danno o furto auto, e per il minor costo dei seggiolini per i bimbi.

Il viaggio non richiede vaccini particolari, ed abbiamo portato alcuni medicinali classici come antifebbrili (paracetamolo), antinfiammatori, cerotti, fermenti lattici, un antibiotico di emergenza per i bimbi, un repellente per zanzare.

In valigia, abbigliamento estivo più qualcosa di più pesante come una tuta, una felpa e un giacchetto primaverile, non si sa mai. Scarpe comode, il costume da bagno che va portato sempre, tanto occupa poco spazio.

OK ci siamo.

lunedì 20 giugno 2011

Antipatia suprema accompagnata da una certa dose di superbia e orgoglio


Io! Assolutamente io. Non sopporto coloro che non rispettano il bene pubblico. Non sopporto chi pensa che un prato o una panchina siano di nessuno, mentre in realtà sono di tutti. Non sopporto chi sporca abusa e fa del bene comune un bene personale. Noi tutti paghiamo per quel bene, noi tutti dobbiamo mantenerlo pulito ed a disposizione.

Divento antipatica. Mi irrigidisco dietro ad un fare forbito, eccessivamente educato, privo di parolacce, quelle che uso in confidenza. Salgo sul gradino dell’“io no” e intervengo. Non riesco a girarmi dall’altra parte. Mi sono trovata una mattina alle 7,30 a gridare ad un signore che aveva abbandonato in un giardino pubblico la cacca del suo cane. L’ho minacciato di chiamare i vigili, gli ho chiesto nome e cognome.

Ho chiesto ad una ragazza con chewing gum rosa e cuffiette di togliere le scarpe dal sedile di fronte sul treno. Non ha capito. Le ho fatto capire. Ha tolto le scarpe. Le ho risposto “Grazie”, gelida. Mi ha detto “Grazie al cazzo”. L’ho lasciata lì nel suo crogiolo di parolacce, io stessa inacidita da certi atteggiamenti, innervosita anche dalle mie stesse azioni che non riesco ad evitare.

Ho richiamato un tipo che ha buttato un pacchetto di sigarette vuoto per terra.

Divento un albero, divento alta, divento dura come il legno, divento acida, antipatica, corrosiva, gelida, superba, distante.

Dusty almeno era simpatico, ma era un cartone animato.

giovedì 16 giugno 2011

Le dieci cose più sorprendenti che i responsabili delle risorse umane non rivelano mai a proposito dei cv e dei candidati che devono esaminare

Da LinkedIn. Non è farina del mio sacco, ma mi è sembrato davvero interessante.

Per esplorare un po' più a fondo i meccanismi psicologici che spingono gli addetti alle HR (risorse umane) a selezionare un cv piuttosto che un altro, la rivista americana Reader's Digest Magazine ha raccolto le considerazioni di molti professionisti attivi in questo settore in alcune grandi aziende degli Usa.

Ecco quali sono, tra le dichiarazioni rilasciate, le dieci cose più sorprendenti che i responsabili delle risorse umane non rivelano mai a proposito dei cv e dei candidati che devono esaminare.

1."Quando si tratta di ottenere un lavoro, ciò che conta è chi conosci. Non importa quanto sia brillante il tuo curriculum o quanto possa essere lunga e ampia la tua esperienza: tutto ruota intorno alle conoscenze e ai contatti".

2."Se stai cercando di avere un posto di lavoro da una specifica azienda, spesso la migliore cosa da fare è non entrare proprio in contatto con gli addetti alle risorse umane. Contattate qualcuno che conoscete all'interno della compagnia oppure rivolgetevi direttamente al manager che si occupa delle assunzioni".

3."Si pensa che i selezionatori esaminino con attenzione le lettere di presentazione allegate ai curricula. Io, in undici anni, non ne ho letta neanche una".

4."Quando sei disoccupato da più di sei mesi, sei più o meno considerato una persona non più assumibile. Noi responsabili delle risorse umane supponiamo che nel frattempo altra gente non ti abbia preso in considerazione, perciò non vogliamo avere niente a che fare con te".

5."Noi abbiamo l'abitudine di giudicare i candidati in base al loro indirizzo e-mail. Soprattutto se contengono parole o frasi inopportune. Ecco qualche esempio: kinkyboots101@... (ovvero, "stivalistravaganti101") oppure johnnylikestodrink@... (ovvero, "johnnyamabere").

6."Se hai tra i 50 e i 60 anni evita di inserire nel tuo curriculum vitae l'anno in cui ti sei laureato".

7."Secondo un luogo comune, un cv deve essere al massimo di una pagina. Perciò, capita che alcuni candidati mandino dei curricula scritti con caratteri minuscoli: nessuno mai li leggerà".

8."Io leggo sempre i curricula al contrario: dal fondo all'inizio. Per me non è un problema leggere un cv di due pagine ma con uno che ne ha tre non ce la faccio: è esagerato".

9."Per scegliere i curricula da esaminare, la maggior parte delle persone che si occupano di risorse umane e selezione del personale utilizza dei sistemi che analizzano i cv in base ad alcune "key words" (parole chiave). Il segreto per far "accettare" il vostro curriculum dal software di scansione è di prendere le parole chiave direttamente dalla "job description" (cioè, il testo presente nell'annuncio di lavoro che spiega nel dettaglio in cosa consiste la posizione offerta) e di metterle sul documento che descrive la vostra carriera professionale. Più sono le corrispondenze, maggiori sono le probabilità che il vostro cv sarà individuato e quindi letto da una persona in carne ed ossa".

10."Per risaltare, i curricula non hanno bisogno di colori. Quando vedo un po' di colore, sorrido. Ma quando noto che i colori sono dappertutto, rabbrividisco. Quanto al modo di presentare il curriculum, entrare nell'ufficio dei selezionatori e deporlo sulla scrivania non è più un gesto apprezzato. Anzi, adesso è considerata un'azione sgradevole".

martedì 14 giugno 2011

Mamma, ho perso la macchina



Ho bisogno di ferie. Lunghe ferie. Sabato pomeriggio ho dimenticato dove avevo parcheggiato la macchina. No, anzi, prima è successo questo. Al centro commerciale dove eravamo per un compleanno, un ragazzo fighetto nel sistemarsi i pantaloni ha perso dalle tasche un pacco di soldi. Ho notato le mutande verdi smeraldo, ed una bella ragazza mora che si è accucciata per raccogliere i soldi, rincorrerlo a restituirglieli. Ha lasciato lì per terra 20 euro, le ho raccolte ed ho rincorso anche io il solito ragazzo. Un ragazzo rincorso da due donne che vogliono dargli dei soldi: che culo! Ho faticato a raggiungerlo, tenevo il piccolo per mano e lui combatteva con le sue infradito. Alla fine l’abbiamo raggiunto e quando gli ho restituito i suoi soldi era sorpresissimo “Ho ripreso fiducia nel genere umano!”. “Allora vai a votare domani” ho risposto io.

Bene, ci dirigiamo al parcheggio e non trovo l’auto. Proprio non la trovo. Gira gira gira, mi convinco che l’hanno rubata. Il piccolo continua a combattere con le infradito.

“Ci hanno rubato la macchina!” esclamo.

“Io la voglio gialla” ribatte lui contento.

“C’è poco da stare allegri...”

“Ma io sono sempre allegro.”

...

Bisognerebbe imparare dai piccoli. Sempre. Hanno sempre ragione. La macchina era più avanti. Le piccole infradito di mio figlio hanno cercato di distrarci, ma era lì, buona buona.



Yes, yes, yes, yes!

mercoledì 8 giugno 2011

Che la fiacca sia con te


Ecco è un periodo che mi sveglio la mattina e non ciò voglia di fare una sega. Sarà il clima tropicale: piove tutti i giorni, c’è il sole tutti i giorni. Ma non siamo ai Tropici.


Sarà la fine della scuola, anche se non vado a scuola.

È come la barzelletta di quello che tiene le braccia rattrappite alle spalle e chiede che qualcuno gli tiri fuori l’uccello per pisciare. Tutti lo aiutano pensando ad un handicap fisico, finchè lui non si stiracchia esclamando “Sai quando ti svegli e non ciai voglia di fare una sega....”. Ma io non ho l’uccello.

Insomma sarà la primavera, eppure è quasi estate.

Prendi il viaggio in Canada. Montreal, Parco La Maurice, Ottawa, Niagara Falls. A Montreal Biodome, Vieux Port....e poi mi perdo nei meandri della Lonely Planet, mi ci addormento col rivolo di bava e lascio un marchio sulla pagina che non ho neanche bisogno del segnalibro per ritrovare il punto a cui ero arrivata. Mi scrive Ana per sapere se la mattina prendiamo il latte all’1%, al 2% o al 3,5%. Le prime difficoltà: parzialmente scremato, sarà quello di mezzo, al 2%. Corn flakes e biscotti. Ce l’avranno i Corn Flakes, li fanno vedere in tutti i film ambientati in America.

Basta, mi ci vuole il Gin Seng.

lunedì 6 giugno 2011

Soccorso ad un gatto investito

Sabato mattino mentre ero sul terrazzo ho sentito un tonfo sordo. Mi sono affacciata: una utilitaria nera, forse una Smart, aveva investito un gatto che si allontanava sbilenco verso il marciapiedi sotto il nostro balcone. Mi sono spaventata. I bimbi stavano giocando in salotto. Il gatto è scomparso sotto un’automobile in sosta e non l’ho più visto uscire. Poco dopo siamo andati al mare. C’era un fagotto immobile sotto l’auto parcheggiata ed ho pensato fosse morto. Siamo tornati, il fagotto era ancora lì. Con mio marito abbiamo deciso di provare a togliere quel cadavare il giorno dopo. Subito dopo cena abbiamo sentito un vociare; un bambino aveva visto il gatto muoversi e voleva aiutarlo.


Ho chiamato un’amica veterinaria. Il gatto era vivo, soffiava e brontolava di paura e rabbia. Un gatto randagio, un gatto grande maculato e ingiallito dal sole, con la bocca da gatto selvatico e con tutti i suoi attributi riproduttivi. Non riuscivamo a prenderlo. Nel frattempo si è formato un capannello di bambini e adulti.

“Possiamo provare ad attirarlo con del latte” ho esclamato.

“Ci vorrebbe del wurstel” ha ribattuto la veterinaria.

Lo abbiamo spinto ad uscire da sotto l’auto con una scopa, muoveva bene solo le zampe davanti, poverino. Gli abbiamo gettato una coperta addosso per immobilizzarlo, e poi la veterinaria gli ha iniettato del sonnifero. Mio marito lo teneva fermo con la scopa, mentre mio figlio più piccolo cercava di avvicinarsi sempre di più, incuriosito. Ci hanno prestato una gabbietta. “Sarà difficile curarlo, ma possiamo provarci. È selvatico. Avrà pure l’AIDS. Tutti i gatti randagi hanno l’AIDS”.

La veterinara ha portato via il gatto. Chissà cosa avrà pensato di noi quel povero animare. In tarda serata ho scoperto che il gatto aveva il bacino rotto, e che sarebbe stato difficile curarlo, vista anche la sua natura selvaggia. La dottoressa aveva optato per l’eutanasia.

Ai bimbi abbiamo detto che era morto durante la notte.

mercoledì 1 giugno 2011

Ho deciso che:

Oggi ho deciso che:
  1. la frizione non esiste, quindi perchè cambiarla e spendere tutti quei soldi?
  2. maggio non esiste. Ogni anno a maggio ci ammaliamo, soprattutto i bimbi. In sequenza perfetta: cacca brutta (il piccolo), mocci e febbre (il grande), mal di gola e febbre (il piccolo). Così tra malanno e convalescenza siamo arrivati dritti dritti a giugno.
  3. il nostro pesce Cricetino è un serial killer, che prima ha fatto fuori Squit e Schizzo, e adesso i loro sostituti Stitch e Acqua Azzurra. Li ho trovati spanciati nella bolla, poverini, mentre il giorno prima boccheggiavano ansiosi in superificie per ricevere le famigerate palline per i pesci. Che puzzano di stantio.

martedì 31 maggio 2011

Attenzione alla frizione


Quello strano rumorino, una specia di grattare, si è insinuato come un sospetto nei nostri spostamenti in auto. Eppure abbiamo finito la revisione da circa un mese spendendo parecchio. Sarà meglio comunque fare un controllo dal meccanico. Mi chiama marito mentre coi bimbi mi avvio verso casa "La frizione: sono mille euro".
"No dai scherzi".
Marito scherza sempre, a volte fa finta di uscire e dice ai bimbi "Ciao io vado ai gonfiabili". Adesso non ci credono più neanche loro. Anche io ora penso sia uno scherzo. Ma quando arriva a casa e inizia a consultare i social forum "vu vu vu punto attenzionealla frizione punto sold" o a fare telefonate, capisco che è tutto vero.
"Sai la macchina ha già sei anni..."
"Che cazzo vuol dire ha già sei anni? La macchina ha appena sei anni e per quello che costa bisognerebbe campasse per altri sessanta!"
A me non piacciono le automobili, anche se la mia è piuttosto simpatica. Eppure in generale continuo a chiedermi se davvero ci facilitino la vita. Considerati il numero dei parcheggi che tolgono spazio al verde, l'ansia dell'attraversamento stradale mentre esci con bimbi piccoli, lo smog, il rumore, gli incidenti, e le spese relative, comincio ad avere qualche dubbio.

mercoledì 25 maggio 2011

Fare brucia


Non è tanto l'idea di saltare un impegno (ad esempio la scuola) quanto l'euforia di qualcosa di inaspettato, l'illuminazione che ti viene guardando il cielo azzurro e sentendo il sole caldo sulle braccia nude: andiamo al mare!
Ieri è stato più o meno lo stesso. Avevo un impegno, una cena con gli autori del Vernacoliere, con cui mi scuso sentitamente per averli avvisati all'ultimo minuto che non sarei andata. Colpa (merito) di mio marito. Ci deve essere qualcuno che ti tenta e ti dice "Ma perchè invece non ce ne andiamo io e te dall'Ostricaio a cena?". Frulla frulla l'idea nella testa, da brava secchiona ho avuto una mezz'ora di ripensamenti sull'impegno preso le persone che aspettavano, ma che probabilmente gl'importava una sega.
Non lo abbiamo mai fatto da quando sono nati i bimbi, i nonni erano già prenotati per la serata. E quindi "Yes yes yes yes!".
L'impegno si è trasformato in una serata intima.
Eppure passa sempre qualche genitore che ti conosce, ti incontra, e lo dice ai tuoi "Come mai non era a scuola?". Aumenta il brivido, rincara la suspence. Infatti abbiamo incontrato una compagna della materna del piccolo. Che faccia la spia?

venerdì 20 maggio 2011

Monetine e Andiamo in Canada



Andiamo in Canada. Marito, che a parole profetizza una estate labronica fatta di mare e spostamenti massimi attorno ai 100Km, sta assumendo un ruolo da protagonista nell’organizzazione del viaggio. A partire dal volo per Montreal, alla ricerca dei posti in cui dormire e dei parchi da visitare. Facciamo mezzanotte tra prenotazioni on line e pianificazione delle tappe, e la mattina la sveglia picchia dura alle tempie. Senza pensare a quella cazzo di zanzare che stanotte ci ha provato con me.
Ana vive ad Ottawa, si è trasferita dell’Argentina ed ha origine polacche. Non la vedo da un po’, e ci ospiterà, noi tutti inclusi bambini saltellanti, durante il soggiorno a Ottawa. Non sa cosa l’aspetta.

Giovedì scorso passaporti. Prima marche da bollo in tabaccheria. C’era una signora che giocava incessantemente alla slot machine, ci dava le spalle era vestita di beige ed aveva le scarpe blu. Andiamo in questura prepariamo i moduli passiamo da un negozio e poi torniamo in tabaccheria perchè ci eravamo dimenticati una marca da bollo.
La signora era ancora là con le sue monetine e la sua manovella, e quel suono stridulo di cellulare scarico che fa la macchinetta quando scendono tutte le figurine su quei piccoli quadranti colorati.

martedì 17 maggio 2011

Yes, Yes, Yes, Yes!

Primo quesito (Acqua) Vuoi eliminare la legge che dà l'affidamento a soggetti privati o privati/pubblici la gestione del servizio idrico?

Secondo quesito (Acqua) Vuoi eliminare la legge che consente al gestore di avere un profitto proprio sulla tariffa dell'acqua, indipendente da un reinvestimento per la riqualificazione della rete idrica?

Terzo quesito (Centrali Nucleari) Vuoi eliminare la legge che permette la costruzione di centrali nucleari sul territorio italiano?

Quarto quesito (Legittimo Impedimento) Vuoi eliminare la legge che permette al Presidente del Consiglio dei Ministri e ai Ministri di non comparire in udienza penale durante la loro carica?

(Referendum del 12 e 13 Giugno)

mercoledì 11 maggio 2011

Giro d'Italia a Livorno

Grazie Renzino per la foto

Ci sono andata perchè il Viale Italia senza automobili è una gioia per le orecchie e per la vista che raramente ricapiterà di assaporare. Anche le villette liberty e le tamerici lungo il viale a mare sembravano goderne.
Ci ho portato i bimbi perchè erano curiosi di capire cosa succedesse di così importante da far chiudere prima scuola e asilo. E perchè spero se ne ricordino da grandi, quando anche loro avranno dei figli.
E poi mia nonna segue il ciclismo alla TV da quando ero bambina, fa parte di quella categoria di anziani che si ricordano bene di Coppi e Bartali.
I ciclisti erano preceduti dai camioncini degli acchiappacitrulli, di cui avrei fatto volentieri a meno, che vendevano la bandana del giro, la maglietta, le manine per applaudire, lo zaino, col megafono della pubblicità. Ci stava bene, a quel punto, l'arrotino e l'ombrellaio.
Sono passati compatti, davanti la linea dei parenti stretti, i compagni di squadra del ciclista deceduto qualche giorno fa. Gli altri dietro. Sono state le magliette colorate, i caschi vivaci e le sigle degli sponsor a distogliere lo stile dalla parata funebre, ed alla fine è stato bello. Ho pensato che anche per loro deve essere stata una tappa diversa, magari senza l'ansia di correre o arrivare per primi hanno potuto guardare il panorama, la scogliera che si butta a picco sul mare, i bagnanti arroccati sugli scogli piatti, il Castel Sonnino o la curva de "Il Sorpasso" di Gassman, la discesa ripida del Castellaccio, le curve del Romito, ed infine il lungomare, la Terrazza Mascagni, il gazebo.

giovedì 5 maggio 2011

Tutti matti


Ogni città ha i suoi matti. Una città senza matti non è una città, o forse non ne sei un cittadino. Ne ricordo parecchi. Alessio faceva le siusky nei fossi della Venezia, poi tornava su e sputava soddifatto acqua verde dalla bocca, che se lo avessi fatto io una bella "sciorta" non me la levava nessuno. Vinicio girava con un sacchetto di plastica e ti chiedeva due spiccioli. Lo temevo, lo fuggivo. Se non gli davi niente ti sputava o ti colpiva col sacchetto sulla schiena. Pilota saliva distinto sull'autobus, col cappello stile Borsalino e l'impermeabile chiaro, ed interrogava l'autista cantilenando "Pilota pilota pilota, dove vai dove vai dove vai?". Si narrava che gli fosse scoppiata una bomba a pochi metri in tempo di guerra e che da quel momento avesse cominciato a svalvolare un po'. Chilometro percorreva a piedi le strade della città, litigava coi semafori e spesso lo trovavi ingessato a causa di uno scontro con qualche automobile che non era riuscita ad evitarlo. Vento girava in scooter con un finocchio crudo in bocca. Filippo Bellissima ancora oggi inveisce col suo megafono contro il papa, o gli ingegneri, o la società, o la guerra, e distribuisce volantini che suppongo stampi a sue spese: "Perchè correte tutti, che fretta c'è di andare da un posto all'altro, non vi basta il fax?".
Forse non è poi così matto.

mercoledì 4 maggio 2011

Comitato contro lo sfruttamento dell'uovo di Pasqua


Quest’anno record assoluto: quota 20 uova pasquali di varia dimensione ricevute in totale dai miei bimbi in occasione delle festività pasquali. Due anni fa arrivammo a 17, e pensavo di aver toccato la cima. Ora se qualcuno osa suggerirmi di fare un dolce con tutta quella cioccolata, gli sputo. Dovrei cuocere 7 Sacher per smaltirla. Ma più che altro sono contraria al formato dell’uovo pasquale. Dalla carta colorata esterna sovrabbondante, al supporto in plastica, all’ovetto interno in plastica che contiene la sorpresa. Bisognerebbe ridurre l’incarto, usare supporti di cartone, ed evitare l’ovetto interno in plastica. Se poi ci regalano direttamente una Sacher con dentro la sorpresa, a noi va bene lo stesso.

venerdì 29 aprile 2011

Valide alternative

L’ultima estetista che mi è capitata indossava un camice bianco da infermiera ed era piccola e scura. Mi ha detto, guardando proprio lì “Alcuni sono bianchi, anche io li ho”. Intendeva i peli. “Grazie per l’informazione”, ho risposto, pensando di aggiudicarle l’Oscar simpatia.


Il bagno di casa mia ha un lucernario che mette in luce, dall’alto, i capelli bianchi che mi stanno spuntando sulla testa. Li ho ignorati per un po’, ritenendoli solo più biondi degli altri. Adesso sembrano più grossi e ispidi degli altri, oltre che bianchi. Prima o poi mi toccherà tingerli. Che palle, l’idea di passare ore dal parrucchiere mi fa venire già il nervoso. Potrei usare l’Uniposca. Magari va bene anche per le parti intime.

lunedì 18 aprile 2011

Pesci rossi e scientificità


I pesci rossi cacano un sacco. La cacca è filamentosa come un verme e si annida tra i sassolini rossi sul fondo della bolla di vetro. Pulirli è un’impresa. Voglio imparare a conoscere i pesci rossi alla vecchia maniera, senza ricorrere alla rete, ma solo all’osservazione. Sono partita dal capire se i pesci rossi si renderanno conto che non devono avere paura di noi perchè gli portiamo da mangiare. Una specie di condizionamento: Noi=Cibo. I pesci rossi sono come Dory, soffrono di perdita di memoria a breve termine, la sera si ricordano di te, il giorno dopo hanno di nuovo paura.

Ho cercato di capire come dormono i pesci rossi, ed è stato come cercare di osservare gli elettroni. Se accendevo la luce si svegliavano subito e non riuscivo a capire, se li osservavo al buio non vedevo nulla. Ho provato con la penombra. Li ho visti sul fondo pinneggiare lenti restando al solito livello dell’acqua. Forse dormivano, o forse avevano solo paura, al buio, di sbattere tra loro.

Schizzo, il pesciolino completamente rosso, mi preoccupa un po’. Non mangia. Il pescivendolo è stato chiaro, porgendomi un tubetto di plastica: al massimo 3 di queste palline a testa al giorno. Però che palle mangiare sempre la solita roba. Schizzo, ti capisco.

sabato 9 aprile 2011

Routine

Pochi giorni prima del mio matrimonio un saggio signore mi parlò della routine. Mi disse che in un rapporto stabile dopo un po' la routine si può trasformare in noia, e che questo può diventare pericoloso perchè porta a sopportare con difficoltà i difetti e persino i pregi del proprio compagno o compagna. Era quindi importante secondo lui evitare di cadere nella trappola dell'apatia e della monotonia. Lo trovai un ammonimento sincero ed intelligente, ed ho sempre pensato di stare attenta alla routine. Adesso ho capito che la routine mi gira alla larga. Eppure mi piacerebbe fare i soliti passi e conoscere a memoria le buche della mia strada, quelle grosse che col motorino vanno per forza evitate. Avere la sicurezza dei soliti percorsi e delle solite facce che si incontrano la mattina al caffè a parlare di quattro cazzate.
Marito durante la mia lunga trasferta di lavoro se l'è cavata alla grande, anche se ovviamente ha dovuto portare qualcuno dal pediatra, propinare aerosol mattinieri e serali, combattere con un barattolo di sugo che gli si è aperto violentemente addosso in una sera di grande stanchezza familiare. Al mio rientro le mamme della scuola hanno subito cinguettato "Che culo un marito così!". Vorrei dire alle mamme della scuola che il marito non l'ho vinto alla lotteria, ma l'ho scelto.

Abbiamo anche comprato tre pesci rossi. I bimbi hanno deciso di chiamarli uno Cricetino e l'altro Squit. Ho il sospetto che desiderassero un altro animale.

venerdì 1 aprile 2011

La strada dei rospi

La sera il vicolo che affianca il parco pubblico di Arenzano si anima di rospi. La prima sera il rospo era fermo in mezzo al vicolo, poggiato su una strana roccia, e mi guardava coi suoi occhi neri. La roccia era in realtà la rospa, e quando me ne sono resa conto ho girato alla larga per non disturbare l'atto d'amore. La seconda sera il rospo era ad un lato del vicolo, fermo e da solo. La terza sera c'era un piccolo rospo su un angolo buio in cima alla scalinata. Mi sembrava una posizione troppo rischiosa, a rischio calpestamento, ed ho pensato di salvare il piccolo rospo. Ho spinto leggermente con la scarpa quella molle massa marrone e informe. Cazzo era una merda.

mercoledì 30 marzo 2011

Sabato ho fatto 40 anni


Sabato ho fatto 40 anni. Non che mi abbia fatto molta impressione. Quando avevo 20 anni, pensare a 40 mi avrebbe fatto impressione. Quando avevo 30 anni, pensare a 40 mi faceva impressione. Adesso che ci sono, è normale.


Ci si abitua.

Eppure ho l’impressione di essere in un momento davvero decisivo, in cui sono ancora in tempo a prendere decisioni importanti che potrebbero cambiare la mia vita. Tipo fare il terzo figlio, cambiare lavoro, cambiare stile di vita. Mi sembre di avere tutte le porte aperte, che si stanno per chiudere, ma aperte. Ho come un senso di emergenza, e quando i miei bimbi mi chiedono “Cosa vuoi fare da grande?” io ci credo. Pensavo che a 40 anni avrei già preso tutte le decisioni prendibili, avrei avuto una vita stabile e stabilita.

Forse sarà così a 50 anni. O forse no.

venerdì 25 marzo 2011

Letture

Dal libro "Quando Teresa si arrabbiò con Dio", di Alejandro Jodorowsy:

“Chiunque abbia un mestiere conosciuto, calzolaio, panettiere, minatore, carpentiere, pittore, orologiaio, medico, ingegnere, eccetera, è una preda dello stato, che lo sfrutta fino a succhiargli il midollo. Fare un mestiere normale significa perdere la libertà. Bisogna fare mestieri sconosciuti, che non abbiano a che vedere con la vita materiale, ma che producano stati di coscienza. Dobbiamo creare nuovi bisogni ai ricchi. Per fare questo non ci serve altra materia prima che la fantasia. Il maiale è abile, ma stupido. Della sua stupidità potremo vivere finché non giungerà all’autodistruzione. Fate visita per favore ai miei coinquilini, ho dato loro nuove attività. Con esse potranno sopravvivere a qualsiasi crollo dell’economia mondiale. Queste crisi colpiscono solo i poveri e i capitalisti minori. I pochi grandi, l’élite, non perdono il potere, cioè non perdono niente. Il maiale attraversa le crisi baldanzoso e pimpante. I miei discepoli, in questi momenti bui, si aggrappano più che mai alle sue setole...”


Ho deciso, farò l’amplificatrice di echi.

martedì 22 marzo 2011

La Scia


Indubbiamente dovrei cercare di tracciare le linee di vita dei miei parenti e antenati. Sarà forse la lettura di Jodorowsky a farmi venire certe idee. Intanto qualcun altro lo sta facendo per me, almeno riferendosi a quella parte di familiari che si è dedicata alle gare remiere a Livorno. In particolare nella specialità della “scia”, spettacolare gara remiera che si correva in singolo, purtroppo ormai in disuso a Livorno. Se vi interessa, trovate in questo bel sito curato da Roberto Baronti la Storia della Scia, e anche qualche mio parente.