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lunedì 21 luglio 2025

Se vuole offriamo il servizio di smaltimento gratutito

 Sono ad un negozio di libri che vende / compra anche l'usato. Avrò portato a vendere una quarantina di libri già selezionati per condizione e vendibilità. Mio figlio piccolo si è diplomato quest'anno ed il più grande due anni fa. Il personale è giovane, educato e di poche parole; comincia a scansionare i libri con la pistolina. Ne escono 3 vendibili, per una cifra ridicola, ma non è questo il punto. Li avrei anche regalati quei libri, se fossero stati utili a qualcuno. 

"Se vuole offriamo il servizio di smaltimento gratuito" mi dice il giovane commesso.

Mi volto e ci sono 3 pile di libri alte circa un metro, quasi tutti in ottime condizioni. Aggiungo tutti i miei. E penso che forse per un esercizio aggiunto da una casa editrice, o per il gusto di qualche docente, quei libri non sono stati riutilizzati, ed abbiamo perso ancora una volta l'occasione per far risparmiare qualche famiglia e per far risparmiare il nostro pianeta. So per esperienza vissuta che esistono dei dirigenti illuminati che invitano i docenti, al consiglio di maggio, a cambiare i libri solo per motivi veramente necessari, di modo che si possano passare ai fratelli minori, a qualche amico, o recuperarli al mercato dell'usato.

A giudicare da quelle tre pile, casi così sono davvero rari. Purtroppo.

martedì 28 giugno 2022

Una metamorfosi

 


La Gorgona le isole, le piccole isole, queste perle nel mare, hanno sempre per me un fascino estremo ed un dominio su tutti i sensi. La Gorgona in particolare mi lascia sempre sognante per qualche giorno. Ma stavolta si è aggiunto lo spettacolo teatrale itinerante che ha avuto come protagonisti attori i detenuti dell'isola. Protagonisti con la loro storia, la loro voce, i loro tatuaggi, le loro parole.

 

Li abbiamo seguiti sotto il sole per i viottoli silenziosi, abbiamo ascoltato il loro canto e poi cantato con loro, e dopo parlato con loro. 


        In particolare ricordo la storia del Minotauro che esce dal labirinto e si spaventa della paura di        coloro che lo vedono e gridano, ovvero si spaventa della paura degli altri e torna terrorizzato nella       sua prigione senza porte e senza serrature dove ogni anno riceve delle ragazze in dono che           muoiono dal terrore e lì restano, senza vita, in un angolo del labirinto, intatte.

Una storia di nascita in un luogo in un modo, di pregiudizi, di fortune e sfortune. 



Siamo sbarcati presto a Livorno e c'era il Pride. C'erano tanti giovani molto colorati, mi piacevano parecchio i calzini colorati e una ragazza con una bandiera "Love My Way" che io tradurrei non alla lettera "Amami per ciò che sono"



lunedì 27 settembre 2021

Io, Marito e il Cinghiale

Ed ecco che anche io e Marito ci stiamo cimentando in queste graziose camminate autunnali. Stavolta siamo partiti da Calignaia, ma invece di andare a fare due siusky ci siamo lasciati addosso pantaloncini e scarpe da camminata e, una volta passati sotto il famigerato ponte di Calignaia appunto, abbiamo proseguito verso il KENION.

Ora se è vero che il livornese non didegna la parlata di origine anglosassone, è altrettanto vero che la storpia, la adatta, la trasforma. Così la siusky, il famoso tuffo per fare tanti schizzi, che deriva da "See your skill" pronunciato da qualche americano locale, così Canyon, diventa KENION e hai voglia  scriverci sotto la giusta dizione, KENION resta.






Praticamente il KENION è una ex cava che conduce, partendo appunto da Calignaia, verso il sentiero che abbiamo deciso di percorrere domenica.
Il bagnino che d'estate noleggia lettini lì sulla spiaggia ha cercato di dissuaderci, quando ci ha visto con lo zaino ci ha chiesto: "Volete anda' sulli scogli?" 
E noi "No, no, andiamo a camminare"
"Allora va bene" ha risposto lui un po' impietosito, perchè in effetti di gente a fare il bagno ce n'era eccome, ma noi duri, oggi si vole cammina'.


E cammina cammina, già sudati mezzi, s'è sentito un grugnito. Eravamo nel primo tratto ombroso, di boscaglia, una bella salita rocciosa, e sulla destra, si è sentito chiaramente, un grugnito, e poi un altro.

Sicuramente un cinghiale.

Ecco io se vedo un favollo, una medusa, una murena, una cernia gigante, non mi scompongo granché, ma un cinghiale! Prima domanda: sono carnivori?
Ma no risponde Marito, rufolano per terra mangiando ghiande e cosa trovano.
E se trovano noi?
Ma no, solo se la femmina deve difendere i suoi cuccioli potrebbe essere pericolosa.
E secondo te quella era una femmina?
Bo!
Ma forse il cinghiale ha avuto più paura di noi e non si è più visto, sicchè abbiamo continuato, con un bastone in mano giusto per fare paura, e dall'altra una pietra giusto per far fuggire lontano.
Nel frattempo, devo ammetterlo, m'ero ca'ata addosso.









Ne è valsa comunque la pena, e dopo un sali-scendi continuo, tra rocce e sentieri, eccolo lì il castello di Sidney Sonnino, siamo tornati a bomba.

Parecchio sudati e puzzolenti, io sempre con il bastone e la pietra, ma speranzosi che a novembre, con l'apertura della caccia, il mio amico Cinghiale possa nascondersi meglio.

 

martedì 27 aprile 2021

Primo bagno

 



Via giù, il 25 s'è fatto anche il primo bagno di stagione, che miglior modo di parlare di libertà non c'è, secondo me. In effetti era un po' diaccina, un ce la facevo nemmeno a dire "Boia" tanto mi s'era bloccato il fiato, però vuoi mettere? Quando sono uscita avevo quella sensazione di freschezza, vene varicose annientate, soddisfazione, che levati.

Ne è valsa la pena.

sabato 21 luglio 2018

'Gnoranza

La parola ignoranza, a Livorno, sta per maleducazione.

L'altra sera ero fuori dai bagni del lungomare livornese, ero in macchina che aspettavo i mi' figlioli. Di fronte a me un SUV nero con un babbo che stava facendo la stessa cosa: aspettava il su' figliolo. Che però è arrivato prima. Un ragazzetto sui quindici anni che cammina coll'estathè in mano e che prima di salire in macchina lascia cadere il brick per terra. Ora a me su queste cose mi si risveglia Hulk. Suono col clacson. Il ragazzetto si gira, gli dico "l'estathè!" e col dito indico per terra. Lui mi guarda inebetito e fa "Eh?". Ripeto, e indico per terra. Sale in macchina. Non mi manda affanculo perchè non è sicuro di cosa volessi. Il su' babbo mi osserva attraverso lo specchietto retrovisore e gli occhiali da sole. Esce dal parcheggio, ignorandomi. Guardo il brick abbandonato sotto le tamerici.

Fanculo ai livornesi 'gnoranti....purtroppo quasi tutti.

martedì 27 marzo 2018

Libecciata porta a porta

Che bello il giovedì mattina col libeccio
veder volare con i gabbiani e le foglie di leccio
le buste gialle del multimateriale, che leggere
vagano sul marciapiede sulle strade e sulle spalliere.
Con lo scooter mi sento Valentino
faccio lo slalom tra le lattine e le vaschette del budino.
Fortuna che domani è venerdì,
c'è la carta col suo cassonetto e resta lì.

martedì 26 settembre 2017

Ciclisti con pancia


Stamattina mentre venivo al lavoro, passando per una stradina di campagna, mi sono imbattuta in un gruppo di ciclisti con pancia. I ciclisti con pancia sono abbastanza simpatici, prima di tutto perchè vanno più lentamente e sono meno serpentini di quei mega gruppi di ciclisti snelli e scattanti. Poi perchè me li immagino la mattina prima di uscire di casa, con un pezzo di brioche in bocca, che parlano con la moglie: 

"Irma, vo in bici"
"Va bene e dova vai?"
"Si fa un giro con Giorgio, Ivo e Franco. Ci si vede dopo, un lo porto il cellulare"
"Tanto un mi rispondi comunque. State attenti salutami Ivo io vo al mercato"

Tic Tac Tic Tac le scarpette sulle mattonelle...Irma ci ripensa:

"Oh quando rientri levati le scarpe un mi portà la mota in casa che ho dato il cencio stamani, capito?"
"Si si ciao".

Il ciclista con pancia esce con la sua bella tutina colorata, uguale a tutte le altre tutine dei suoi amici. Sono andati a fare shopping insieme? Hanno fatto un ordine cumulativo?
Sulla schiena si legge "Circolo SAETTE", sulla pancia si legge "CirCOlo SAETTE". 

Devo ammetterlo, grazie alla pancia, l'effetto ottico è notevole.


giovedì 1 giugno 2017

Gorgona: un'esperienza dei sensi

E' stato come incontrare un uomo fascinoso e non riuscire a toglierselo dalla testa per giorni.
Gorgona.
La sensazione di essere in un'isola fantastica, dove il blu del mare fa a gara col verde della macchia mediterranea, dove si sente il silenzio, dove i gabbiani sono davvero uccelli liberi a difesa del nido e non schiavi della spazzatura umana, dove gli aromi di numerose piante endemiche ti inebriano e dove il tatto della roccia fresca ti fa venire i brividi.
Poi, la sensazione di essere in un bosco di montagna, il fresco, l'ombra, il piccolo cimitero, la storia delle poche famiglie che risiedavano qui.




Il lavoro degli uomini che scontano la loro libertà alle vigne, all'orto, accudendo animali domestici.


I viottoli del paese con i ciottoli del mare, l'assenza di macchine, la sensazione di essere sempre più in alto della realtà.
Infine il bagno nell'acqua cristallina, la spiaggia piccola e semideserta.


Ho sperato, ad un certo punto, che una libecciata ci trattenesse lì per qualche giorno.

Partendo, dal traghetto, abbiamo salutato la signora Citti che con la mano faceva ciao dalla finestra di casa sua. E' lei l'unica vera amante segreta ancora vivente dell'isola.

venerdì 18 marzo 2016

Sei come la mia moka


Profumata, rumorosa, calda.

Basta a capsule e cialde, residui indistruttibili di caffè artificiali inodori tiepidi. Basta a macchine per caffè ingombranti in cucine sempre più piccole e costruite su misura.

W la Moka (sorry for Giorg Cluni, ma neanche tanto).

giovedì 5 novembre 2015

Capitano Piddu ed il maledettissimo ponte

Fu in un tiepido martedì di novembre che Capitano Piddu decise di levare gli ormeggi di Barchetta ed intraprendere una mattinata tra i flutti in compagnia di Moglie, mentre Figlioli erano a scuola. Erano settimane che non provava l'uscita dall'ormeggio, ma l'emozione e la voglia di questa gita marina erano così tante che Barchetta scivolò via dalle funi e dalle boe con grande eleganza e sicurezza. Moglie intanto era a prua col mezzo marinaio, pronta ad intervenire in caso di necessità. ma non ce ne fu bisogno. Anche il maledettissimo ponte era per fortuna aperto alle imbarcazioni.




Il maledettissimo ponte era stato messo lì dalle autorità livornesi quasi un anno prima, a collegare la Fortezza Vecchia labronica con la zona dei pescherecci.
Di fatto si tratta di un piccolo ponte girevole che consente l'accesso a piedi alla Fortezza Vecchia, bloccando però completamente, se chiuso, l'accesso al mare o il rientro agli ormeggi delle piccole imbarcazioni da diporto. A meno di percorrere una lunghissima strada marina alternativa lungo il Fosso Reale e quindi attorno alla Fortezza Nuova, o attendere nel canale che venga riaperto. Inoltre il maledettissimo ponte, anche se aperto, non consente il passaggio di più di una barchetta alla volta e crea quindi ingorghi e attese nelle ore estive di punta. Fermare una barca non è come fermare un'auto; la barca non sta certo lì immobile dove vuoi tu, presa com'è a contrastare venti, correnti ed onde. Inoltre non manca certo un ingresso già esistente alla Fortezza Vecchia; quello usato finora è vicino zona di partenza dei traghetti per Corsica e Sardegna, e gode di un ampio ed economico parcheggio. Si vocifera tra i marinai labronici che il maledettissimo ponte sia stato messo lì per usufruire degli incentivi europei e non per offrire un effettivo utile servizio a cittadini e turisti.




Arrivati in mare aperto, Capitano Piddu e Moglie decisero di puntare a nord, avvicinarsi alla scogliera, e muniti di zampa di gallina della socera e totano come esca, di passare il resto della mattinata a caccia di polpi. Un'attività piuttosto rilassante, cullati dalle onde, dal tepore del sole, e carezzati dalla brezza invernale, mentre l'ancora gettata chiusa scarrocciava sul fondo; i frutti vennero verso la fine della mattinata con la cattura di ben numero UNO polpi pescati dallo stesso Capitano Piddu. Si avvicinava l'ora di pranzo ed era ormai tempo di tornare a casa. Al rientro nei canali livornesi, ed alla vista della Fortezza Vecchia, per fortuna il maledettissimo ponte era ancora aperto, e potemmo affrontare l'ormeggio con facilità, salutando infine i turisti tedeschi che passavano con la "Marco Polo" per i fossi in visita al centro storico livornese.

venerdì 13 febbraio 2015

Io e gli insetti


Vada per i ragni. Li allevo come pecore sperando che si pappino qualche zanzara. Vada per le mosche, che gentilmente faccio uscire dalla finestra. Tengo pure quelli che chiamo "insetti della notte" o "insetti del cemento", si dai quelli lunghi, grigi, preistorici e baffuti, che appena rientri a casa più tardi stanno lì come a farti un cazziatone. Poi le lumache dell'insalata, le butto nel giardino sotto casa (spero sopravvivano dopo un lancio dal terzo piano) oppure nell'apposito vaso d'erba sul mio terrazzo. Per le zanzare ho la ciabatta. Per le zanzare tigre uso la frusta.

Ecco però oggi nello scatolone del terrore che tengo fuori ho trovato migliaia di larve di moscerino. Che faccio vado di aspira-tutto?

lunedì 22 dicembre 2014

Regali non rivendibili su ebay

Esiste un tipo di grillo africano che regala alla femmina che vuole conquistare, una sacca di sperma. Lei, se accetta l'accoppiamento, mangerà la sacca regalata. Che regalo del cazzo!

Lo stercorario regala alla femmina una palla di sterco, dove lei potrà deporre le uova dopo l'accoppiamento. Che regalo di merda!

E ora provateli a rivenderli su ebay.

mercoledì 3 settembre 2014

Mare, Vaschine



La solita fissata. Non posso farne a meno. Gli scogli, quegli scogli lisci su cui studiare la migliore posizione. Il mormorio delle persone accanto a te. I tuffi dei bimbi, il saltellare da una pietra all'altra, la ricerca di un piccolo polpo da guardare catturare e liberare subito, i granchi, le maschere, i capelli appiccicosi, l'erbetta scivolosa su cui giocare.
Il mare, quel mare; ti adoro.


martedì 28 gennaio 2014

Giorno Zero



Chissà se esiste da qualche parte del cosmo un panorama del genere. Io l'ho visto!
Consiglio:

  • la grappoteca "Eder" di San Martino di Castrozza, dove troverete grappe di ogni genere dalla liquirizia alla pera, cioccolato al bombardino, pasta colorata, speck aromatizzato, prodotti di bellezza, zuppe d'orzo;
  • la bambina che dopo un viaggio in seggiovia, al mio terzo tentativo di attaccare discorso esclama "Non posso parlare con gli estranei", mentre il suo amichetto mi stringe la mano e si presenta;
  • la ciaspolata sulla neve intonsa.
Domani è il Giorno Uno.

mercoledì 2 ottobre 2013

Nostalgia

Un tempo c'erano i documentari con i documentaristi appostati in una trincea naturale; da lontano con uno zoom paragonabile ad una proboscide di elefante scrutavano leoni e fiere. Sottovoce ti spiegavano che non potevano interferire con la natura, non potevano cambiarne il corso, e se una iena spelacchiata si portava via un cucciolo di macaco si doveva stare lì a soffrire, ma non si poteva intervenire.

Adesso porca puttana ci sono questi eroi moderni che prendono i serpenti mocassino gli aprono la bocca ti fanno vedere i denti ed il veleno, poi li ributtano nella tana e ti dicono che non devi farlo perché è pericoloso. Nel frattempo scorgono un armadillo che si nasconde in una tana grande come un buco di culo di dinosauro, ci si infilano dentro lo prendono per la coda ti mostrano la corazza e lo lasciano di nuovo.

Nel frattempo non hai capito un cazzo di come vive un serpente mocassino o di cosa mangia l'armadillo, ma credi di dover pensare che quel tipo, si, quel tipo, è veramente cool.

Basta voglio tornare ai documentaristi anonimi!

giovedì 13 settembre 2012

Acqua




Quanta acqua abbiamo?
Intanto, cominciamo a vedere il nostro pianeta come un sistema chiuso, una grande astronave in cui tutto si rigenera e niente si crea dal nulla. Nessuno arriverà dal pianeta Astrusia a regalarci un po’ d’acqua fresca. Quindi quello che abbiamo è quello che gira e rigira da millenni. Probabilmente bevo l’acqua che ha pisciato Giulio Cesare prima di essere accoltellato, o che ha bagnato le caravelle di Colombo in viaggio verso l’America. Proprio un paio di mesi fa cercavo un libro sul ciclo dell’acqua per i bimbi. Ce ne sono a decine bellissimi e colorati, ma io volevo una cosa vera. Va bene, l’acqua evapora dai mari poi si condensa e piove in torrenti fiumi e laghi. Ma non è proprio così. “Mamma dove va l’acqua che uso per lavarmi?”. O peggio “Dove finisce la mia cacca quando tiro lo sciacquone?”. I bambini di oggi fanno domande del genere. Esiste una rete fognaria che provvede al filtraggio dell’acqua ed alla sua rimessa in circolo. Non è proprio come il viaggio della simpatica gocciolina dei libri per i piccoli. Se viene difficile spiegare dove sia finita la pipì di Giulio Cesare, almeno parliamo dell’acqua delle nostre case, delle nostre città, di come viene trattata e della fine che fa.

Sappiatelo, di tutta l’acqua che c’è in giro solo il 3% è acqua dolce, e di questa solo una minima percentuale è potabile. 

giovedì 19 luglio 2012

Piovono ricci (e garagoli)



Stavano lì sul marciapiede di fronte all'edicola, sei o sette ricci rossi, un garagolo e un'attinia o orticola, di quelle che fritte sono buonissime, ma quando le prendi devi metterti i guanti perché se spezzate fuoriesce un liquido urticante davvero fastidioso. Stavano nella loro goretta d'acqua. Anche noi vittime dell'auto di Topolino da costruire in 4 settimane, mentre ritiro il fumetto chiedo all'edicolante che intravedo tra un mucchio di riviste, DVD, giochi e buste per bambini: "O quei ricci?"
"Quali ricci?" risponde lui. Esce dal casottino e li guarda perplesso.
"Boh, li avrà persi qualcuno"
Raccolgo il garagolo, escono la antenne e le zampe. E' ancora vivo! Ed anche i ricci godono di ottima saluta. Forse l'attinia avrebbe bisogno di un massaggio cardiaco, perché la respirazione bocca a bocca proprio non me la sento.
Mi faccio dare un sacchetto. "Bimbi, andiamo a liberarli in mare"
"In mare dove?" mi rispondono stupiti.
"In un mare qualsiasi, siamo pieni di mare qui"
Parcheggio nel primo posto disponibile sul lungomare, e loro lanciano i ricci, uno ad uno, il più lontano possibile.
Io libero il garagolo e l'attinia; ormai siamo amici.

mercoledì 23 maggio 2012

La mia città



« Se fossi un livornese, di quelli veri che dicono "deh" e parlano a mano aperta, muovendo le dita, come per far vedere che nelle loro parole non c'è imbroglio, vorrei star di casa in qualche Scalo della Venezia. Non già nei quartieri, nelle piazze, nelle strade disegnate con la matita dolce, con l'aiuto di squadra e di compasso, dagli ordinati e generosi architetti dei Granduchi, ma in questo quartiere che i livornesi chiamano La Venezia, qui nel cuore della città vecchia, a due passi dalle Carceri, dal Monte Pio, dai Bottini dell'olio. Che bella vita sarebbe, che vita semplice e felice.»
(Curzio Malaparte, Maledetti Toscani)

Da bambina tornavo dal mare in maglietta e costume e mi sentivo così libera. Non avevo la sabbia appiccicata ai piedi, amavo lo scoglio ed i tuffi da quello più alto. Anche adesso è così.
Sono nata nel quartiere Venezia, dalla finestra di casa, nel fosso (canale) potevamo vedere ormeggiato il gozzo del mi’ babbo e del mi’ zio.
C’è stato un momento, dopo i venticinque anni, in cui la mia città mi stava stretta, ed avevo voglia di andarmene e vedere altro. Avevo forse la solita smania dei giovani, e probabilmente mi stavo stretta da sola. Così partii, pensando di allontanarmi un paio di anni. Che invece sono diventati dodici, ed in questo periodo ho avuto modo di odiare la mia città perchè non mi voleva più, perchè non potevo viverci, e la trovavo piccola e meschina, ma probabilmente ero io che non sapevo decidermi.
Poi sono riuscita a tornare ed ho potuto amarla ancora. Come si ama un amante da anni, conoscendone i difetti e adorandone i pregi.
Adoro il mare, tutti i livornesi lo adorano. In tutte le sue forme, passeggiando sul lungomare del Viale Italia d’inverno, magari con quella noia tipica della stagione, quando lo scirocco invita i surfisti dei Tre Ponti, ad Agosto sui bagni con gli zoccoli e la ghiacciaina della cena, in primavera con i piedi nell’acqua fredda, mi piace Calafuria lo scoglio liscio ed i tuffi di testa, o i granchietti alle Vaschine e l’unica spiaggia della Cala del Leone, Calignaia e “W gli sposi” che si sente dal ristorante di sopra, la barchetta del mì babbo che ancora ci porta alle Melorie, la schiacciata per la nausea e la murena della buca dei favolli.
Mi piace il livornese che ti invita a cena o ti offre qualcosa che ha portato, che ironizza sui propri malanni e sulla proprie infermità, anche quelle tragiche e gravi, che scherza e sorride, quello che ha sempre la battuta pronta, quello sincero. Mi piace quando si prodiga in mille spiegazioni se un forestiero chiede un’indicazione.
Odio la spazzatura per terra del cittadino qualunquista e maleducato, odio la corruzione dei posti di lavoro dove entri se sei figlio di o fratello di o moglie di o amico di, ma questo è un male generale dell’Italia che ne rovina il benessere economico.
Odio i soliti discorsi: si però a Rimini, si però a Pisa, si però a Milano, si però. Non parogonerei la mia città a nessun’altra città, perchè non vorrei rovinare la mia costa per qualche ombrellone a pagamento, o la vita di questa città con quella frenetica di Milano. A Pisa hanno basato la loro economia sull’Università, sulle ditte satellite e gli studenti. A Livorno abbiamo puntato sul porto e ci è andata male, così come a Genova, ma almeno non abbiamo il cadavere del ragno nero dell’acciaieria che deturpa la nostra costa con le sue zampe molli, là come a Piombino. Ogni città ha la sua personalità. Il benessere non sta in ciò che hai, ma in come lo usi. Quello che a volte sembrava dare pane, spesso ha poi dato la morte. Occhio a certe politiche economiche; cerchiamo invece di mantenere il giusto equilibrio tra la vita privata e quella lavorativa.
Io sono per la decrescita felice e sostenibile.

"Anima mia leggera,
va' a Livorno, ti prego.
E con la tua candela
timida, di nottetempo
fa' un giro; e, se n'hai il tempo,
perlustra e scruta, e scrivi
se per caso Anna Picchi
è ancora viva tra i vivi.

Proprio quest'oggi torno,
deluso, da Livorno.
Ma tu, tanto più netta
di me, la camicetta
ricorderai, e il rubino
di sangue, sul serpentino
d'oro che lei portava
sul petto, dove s'appannava.

Anima mia, sii brava
e va' in cerca di lei.
tu sai cosa darei
se la incontrassi per strada."

Preghiera, G. Caproni (centenario della nascita)