Pensavo peggio. Anzi no, alla fine il libro è scorso via piuttosto velocemente. E dire che tutti mi guardavano con occhio preoccupato quando annunciavo di stare leggendo Anna Karenina.
Ci tenevo a leggere qualcosa di Tolstoj, e certamente leggere Anna Karenina, ambientato in epoca contemporanea all'autore e quindi emotivamente più vicina all'autore stesso, è stato più semplice che se avessi scelto Guerra e Pace.
Mi è piaciuto lo spaccato sulla Russia dell'epoca, sull'aristocrazia russa, le abitudini, la vita dei nobili, la campagna, le stagioni. Mi è piaciuto il personaggio, che l'autore ha saputo anche scavare psicologicamente rivalutando nonostante tutto la figura della donna, costretta da una società che ancora non le riconosceva piena libertà, e per questo talvolta portata a scelte assurde e giudicate disdicevoli. Mi è piaciuto molto lo spaccato sulle riflessioni finali della protagonista, il suo flusso insano di pensieri disperati, mi sono meravigliata di come l'autore sia riuscito a descrivere qualcosa di frenetico e terribile. Forse lui stesso non riusciva a trovare altra soluzione per la sua eroina, che quella tragica che alla fine ha scelto.
Visualizzazione post con etichetta Letture. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Letture. Mostra tutti i post
giovedì 27 agosto 2015
giovedì 15 gennaio 2015
Il mio piccolo Frankenstein
Ho letto con passione, tempo fa, il libro di Mary Shelley. E' sicuramente intrigante l'idea di creare la vita, ma quello che mi ha colpito di più è stato quanto il romanzo sia stato male interpretato nelle varie versioni cinematografiche esistenti, anche le più moderne.
Infatti leggendo il testo non c'è mai cenno esplicito a come la creatura venga appunto creata, se non alla fine quando si parla del tentativo di generare per lui una compagna; l'aspetto cruento e terrificante è stato invece quello maggiormente sottolineato sul grande e piccolo schermo. Vi è invece molta attenzione al travaglio psicologico della creatura stessa, che cerca un timido avvicinamento del genere umano, con una attenzione che mal si accosta alle sue sembianze gigantesche e mostruose. Si descrive come la creatura piano piano impari a capire e parlare proprio come fosse un bambino appena nato, e come poi apprenda ed impari ad amare la cultura ed il sapere, nonché le emozioni umane, per poi chiudersi in una rabbia vendicativa ogni volta che viene rifiutato dalla società per il suo aspetto mostruoso. Analogamente sprofonda nell'abisso della disperazione e del senso di colpa il suo creatore, il dottore, che lo insegue cercando di ucciderlo.
Il tutto per dire: anche noi in casa abbiamo il nostro piccolo Frankenstein! Marito si è impegnato nel creare un PC portatile nuovo dall'unione di due non funzionanti, ed alla fine ne ha portato a casa uno enorme, pesante e ... affettuosamente mostruoso. La finestra video è più grande dello schermo, quindi aprendolo se ne vedono le interiora che contiamo di coprire con qualche "tapullo". Accendendolo, pare che decolli. Eppure marito ne è così orgoglioso, certo non rifiuta la sua creatura, ma anzi la loda per le sue capacità, la sua memoria, la sua velocità.
Anche la storia di Frankenstein poteva essere diversa.
Infatti leggendo il testo non c'è mai cenno esplicito a come la creatura venga appunto creata, se non alla fine quando si parla del tentativo di generare per lui una compagna; l'aspetto cruento e terrificante è stato invece quello maggiormente sottolineato sul grande e piccolo schermo. Vi è invece molta attenzione al travaglio psicologico della creatura stessa, che cerca un timido avvicinamento del genere umano, con una attenzione che mal si accosta alle sue sembianze gigantesche e mostruose. Si descrive come la creatura piano piano impari a capire e parlare proprio come fosse un bambino appena nato, e come poi apprenda ed impari ad amare la cultura ed il sapere, nonché le emozioni umane, per poi chiudersi in una rabbia vendicativa ogni volta che viene rifiutato dalla società per il suo aspetto mostruoso. Analogamente sprofonda nell'abisso della disperazione e del senso di colpa il suo creatore, il dottore, che lo insegue cercando di ucciderlo.
Il tutto per dire: anche noi in casa abbiamo il nostro piccolo Frankenstein! Marito si è impegnato nel creare un PC portatile nuovo dall'unione di due non funzionanti, ed alla fine ne ha portato a casa uno enorme, pesante e ... affettuosamente mostruoso. La finestra video è più grande dello schermo, quindi aprendolo se ne vedono le interiora che contiamo di coprire con qualche "tapullo". Accendendolo, pare che decolli. Eppure marito ne è così orgoglioso, certo non rifiuta la sua creatura, ma anzi la loda per le sue capacità, la sua memoria, la sua velocità.
Anche la storia di Frankenstein poteva essere diversa.
giovedì 12 dicembre 2013
Io leggo
Mi immagino le facce, le espressioni, i personaggi. E' come un esercizio di fantasia pilotata, come un fiume in piena che scorre seguendo un percorso, eppure spesso debordando a piacimento.
Questo è, per me, leggere.
Vivo quelle emozioni, rallento la lettura per conservarla al giorno dopo, divoro le pagine quando non riesco ad aspettare, fantastico sugli eventi e vedo i lineamenti dei personaggi, mi sorprendo, mi rattristo, piango, rido, sogno.
Dell'ultimo libro che ho letto, "Un cappello pieno di ciliegie", mi è rimasta solo l'amarezza dell'incompiuto, la curiosità insoddisfatta di sapere cosa poi era successo al baule di famiglia, come era andato distrutto, di scoprire come aveva vissuto la nonna Giacoma ed i genitori di Oriana. Ma la realtà è stata più forte ed ha portato via l'autrice prima che potesse terminare la storia.
Si tratta comunque di un libro che consiglio a tutti, che ripercorre sulle tracce degli avi della Fallaci la storia d'Italia dal 1700 circa in poi, ed anche dell'America in parte. Soprattutto vi ho trovato molto della mia città, Livorno. Molto che già sapevo, qualcosa che ignoravo, e che comunque mi ha aiutata a capire meglio il carattere della Livorno moderna, che ha mantenuto la tolleranza verso le religioni, le culture, il rispetto del diverso e dello straniero (noi non abbiamo ghetti e non li abbiamo mai avuti!), ma che abbonda purtroppo anche in maleducazione, irosità e scarso rispetto per le regole.
Vi è molto anche di Cesena, di Torino, di Firenze, delle zone montuose del Piemonte, e qualcosa dell'America.
Ci sono le donne, fantastiche ed uniche, la ricerca affannosa di superare l'analfabetismo ed accaparrarsi l'arma del saper leggere e scrivere, valore che dovremmo ricordare più spesso ai nostri bambini, la voglia di uscire dalla povertà, la confusione ingenua di chi non sa a chi credere, la rabbia, l'orgoglio, il dolore, la morte, l'amore.
giovedì 13 settembre 2012
Acqua
Quanta acqua
abbiamo?
Intanto,
cominciamo a vedere il nostro pianeta come un sistema chiuso, una grande
astronave in cui tutto si rigenera e niente si crea dal nulla. Nessuno arriverà
dal pianeta Astrusia a regalarci un po’ d’acqua fresca. Quindi quello che
abbiamo è quello che gira e rigira da millenni. Probabilmente bevo l’acqua che
ha pisciato Giulio Cesare prima di essere accoltellato, o che ha bagnato le
caravelle di Colombo in viaggio verso l’America. Proprio un paio di mesi fa
cercavo un libro sul ciclo dell’acqua per i bimbi. Ce ne sono a decine
bellissimi e colorati, ma io volevo una cosa vera. Va bene, l’acqua evapora dai
mari poi si condensa e piove in torrenti fiumi e laghi. Ma non è proprio così.
“Mamma dove va l’acqua che uso per lavarmi?”. O peggio “Dove finisce la mia
cacca quando tiro lo sciacquone?”. I bambini di oggi fanno domande del genere. Esiste
una rete fognaria che provvede al filtraggio dell’acqua ed alla sua rimessa in
circolo. Non è proprio come il viaggio della simpatica gocciolina dei libri per
i piccoli. Se viene difficile spiegare dove sia finita la pipì di Giulio
Cesare, almeno parliamo dell’acqua delle nostre case, delle nostre città, di
come viene trattata e della fine che fa.
Sappiatelo, di
tutta l’acqua che c’è in giro solo il 3% è acqua dolce, e di questa solo una
minima percentuale è potabile.
Etichette:
Acqua,
Ambiente,
Bambini,
Informazione,
Letture
martedì 12 giugno 2012
La fisica di Goku - conversazioni sotto l'ombrellone
“Ma lo sai che un
atomo vive dieci alla 35 anni? E che quindi noi probabilmente abbiamo molti atomi che sono appartenuti a Shakespeare?”. Il libro che sto leggendo mi prende molto.
“Boia”. Risponde marito.
“Ma secondo te
come si fa ad uccidere un atomo? Come è un atomo morto, cosa diventa? E se un
corpo viene cremato, gli atomi muoiono?”
“No secondo me no”
“Ma lo sapevi che
un elettrone nel passare da un’orbita all’altra non percorre lo spazio
intermedio? Questo però me lo ricordavo dal liceo”
A questo punto
interviene uno dei bambini che spesso giocano sotto il nostro ombrellone: “Userà
il teletrasporto come Goku”
“Si può essere. È
come se tu potessi andare dalla spiaggia in mare direttamente, senza passare
dal bagno-asciuga”
Interviene un
altro bambino mentre si tira la sabbia sulla spalle: “Faranno come Goku, che ha
l’onda energetica”
“Si esatto,
quando un elettrone passa da un’orbita all’altra cede o richiede energia.”
“Ma come è
possibile?” apre bocca marito.
“Nel mondo dell’ultra-piccolo
non valgono le leggi della nostra fisica, valgono le leggi della fisica di Goku”.
mercoledì 29 febbraio 2012
Omaggio al poeta Giorgio Caproni
Preghiera di esortazione o di incoraggiamento
(da Il muro della terra, 1975)
Dio di volontà,
Dio onnipotente, cerca
(sforzati) a furia d'insistere
- almeno - d'esistere
(da Il muro della terra, 1975)
Dio di volontà,
Dio onnipotente, cerca
(sforzati) a furia d'insistere
- almeno - d'esistere
venerdì 25 marzo 2011
Letture
Dal libro "Quando Teresa si arrabbiò con Dio", di Alejandro Jodorowsy:
“Chiunque abbia un mestiere conosciuto, calzolaio, panettiere, minatore, carpentiere, pittore, orologiaio, medico, ingegnere, eccetera, è una preda dello stato, che lo sfrutta fino a succhiargli il midollo. Fare un mestiere normale significa perdere la libertà. Bisogna fare mestieri sconosciuti, che non abbiano a che vedere con la vita materiale, ma che producano stati di coscienza. Dobbiamo creare nuovi bisogni ai ricchi. Per fare questo non ci serve altra materia prima che la fantasia. Il maiale è abile, ma stupido. Della sua stupidità potremo vivere finché non giungerà all’autodistruzione. Fate visita per favore ai miei coinquilini, ho dato loro nuove attività. Con esse potranno sopravvivere a qualsiasi crollo dell’economia mondiale. Queste crisi colpiscono solo i poveri e i capitalisti minori. I pochi grandi, l’élite, non perdono il potere, cioè non perdono niente. Il maiale attraversa le crisi baldanzoso e pimpante. I miei discepoli, in questi momenti bui, si aggrappano più che mai alle sue setole...”
Ho deciso, farò l’amplificatrice di echi.
“Chiunque abbia un mestiere conosciuto, calzolaio, panettiere, minatore, carpentiere, pittore, orologiaio, medico, ingegnere, eccetera, è una preda dello stato, che lo sfrutta fino a succhiargli il midollo. Fare un mestiere normale significa perdere la libertà. Bisogna fare mestieri sconosciuti, che non abbiano a che vedere con la vita materiale, ma che producano stati di coscienza. Dobbiamo creare nuovi bisogni ai ricchi. Per fare questo non ci serve altra materia prima che la fantasia. Il maiale è abile, ma stupido. Della sua stupidità potremo vivere finché non giungerà all’autodistruzione. Fate visita per favore ai miei coinquilini, ho dato loro nuove attività. Con esse potranno sopravvivere a qualsiasi crollo dell’economia mondiale. Queste crisi colpiscono solo i poveri e i capitalisti minori. I pochi grandi, l’élite, non perdono il potere, cioè non perdono niente. Il maiale attraversa le crisi baldanzoso e pimpante. I miei discepoli, in questi momenti bui, si aggrappano più che mai alle sue setole...”
Ho deciso, farò l’amplificatrice di echi.
martedì 22 marzo 2011
La Scia
Indubbiamente dovrei cercare di tracciare le linee di vita dei miei parenti e antenati. Sarà forse la lettura di Jodorowsky a farmi venire certe idee. Intanto qualcun altro lo sta facendo per me, almeno riferendosi a quella parte di familiari che si è dedicata alle gare remiere a Livorno. In particolare nella specialità della “scia”, spettacolare gara remiera che si correva in singolo, purtroppo ormai in disuso a Livorno. Se vi interessa, trovate in questo bel sito curato da Roberto Baronti la Storia della Scia, e anche qualche mio parente.
venerdì 6 agosto 2010
Letture estive

“Just to amuse myself, and keep the good people busy, I ordered them to build this City and my palace; and they did it willingly and well. Then I thought, as the country was so green and beautiful, I would call it the Emerald City, and to make the name fit better I put green spectacles on all the people, so that everything they saw was green”.
“But isn’t everything here green?” asked Dorothy.
“No more than in any other city,” replied Oz; “but when you wear green spectacles, why of course everything you see looks green to you.”
…
“…I am ashamed to say that I cannot keep my promises.”
“I think you are a very bad man,” said Dorothy.
“Oh, no, my dear; I’m really a very good man; but I’m a very bad Wizard, I must admit.”
…
“How can I help being a humbug,” he said, “when all these people make me do things that everybody knows can’t be done? ...”
…
“Oz was always a friend. When he was here he built for us this beautiful Emerald City ...”
Still for many days they grieved over the loss of the Wonderful Wizard, and would not be comforted.
Iscriviti a:
Post (Atom)
