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martedì 13 giugno 2023

SubUno


 

Seconda immersione SUB.

Noleggio attrezzatura al diving del Boccale.

Al rientro dalle acque noto un signore in muta seduto su uno scoglio, sfatto, non capisco per il post immersione o per il post vestizione. D'altronde le due attività comportano lo stesso dispendio di energia. 

Al diving iniziano a ricaricare le bombole, e dalla grotta esce forte il rumore del compressore. Una signora mico mico, sullo scoglio ad una ventina di metri, grida verso il diving:

"O cos'è questo rumore?!"

Il signore risponde: "Stanno ricaricando le bombole"

La signora, innervosita: "Oioi o quanto dura?"

Il signore: "Signora se vole le può venire a ricaricare lei a bocca".

Basta, la mia giornata è risolta.

sabato 26 settembre 2020

Capitano Piddu e il Mostro non marino

E arrivò il Mostro. Inutile fare finta di nulla perchè il Mostro, seppure invisibile, c'era, ovunque. E di fronte ai rischi di un'estate tra pareti di plexiglass, distanze e code per fare il bagno, la presenza di Barchetta divenne sempre più importante.

Non che Barchetta fosse mai stata abbandonata, o dimenticata, no assolutamente, ma quell'estate, l'Estate 2020, divenne davvero la protagonista.




Perché con Barchetta si poteva andare ovunque, lontano, senza problemi né restrizioni di sorta, ed era magnifico, liberatorio, rilassante.

Avete presente che dormite ci schiocco io in barca? Di velle colla bava sull'asciugamano, dé no. Di quelle che ti addormenti col rumore dell'acqua ed il brusio di altre persone che chiacchierano sui loro natanti, cullata dalle piccole onde.

E poi bada ganzo ho scoperto un'altra cosa, l'ancora galleggiante:


Serve a rallentare Barchetta mentre butti il granchio di plastica e cerchi di prendere un polpo, solo che quando l'hai preso, mentre lo tiri su, dovresti aver preparato il retino sennò quello ti fa il braccino con i suoi dieci tentacoli e si ributta di siusky in mare prima di farsi tirare su Barchetta.

Andiamo dal Voliani vai, si compra lì un bel polpo surgelato, le patate ce l'ho già.

lunedì 23 settembre 2019

Tutti in palestra! O in piscina

Marito, sulla soglia dei 50, goloso e pastaialo, ogni tanto rimirandosi la pancia ha i rimorsi di coscienza.
Così decide di iniziare il nuoto libero alla vicina piscina comunale, ci va di mattina presto prima di entrare al lavoro. Alla pima sessione, gli scrivo su uozzap:

Io: "Ti sei divertito stamattina?"
Marito: "Tante risate non le ho fatte però spero mi faccia bene"

W la sincerità, ed il gelato dopo cena.

mercoledì 5 luglio 2017

Giornata alle Vaschine

Levati le scarpe, veloce veloce. Senti questi scogli lisci e tiepidi sotto la pianta dei tuoi piedini. Senti questi scogli lisci e tiepidi sotto la pianta dei tuoi piedi adesso adulti. Salta da uno scoglio all'altro, attenzione a dove vedi marrone e liscio perchè lì si scivola. Accovacciati in questa buchetta vedi c'è un granchio, possiamo prenderlo e guardarlo da vicino, e poi lasciarlo libero, osservarlo scappare con titubanza ed in modo guardingo.
Adesso facciamo un tuffo, in questa vasca addirittura non si tocca quando il mare è un po' agitato. Senti come fa il solletico la schiuma dell'onda che arriva, si frange sugli scogli, ma comunque ti raggiunge bianca e veloce, senti la corrente sulle gambe.
Torno giovane in un attimo qui, faccio amicizia con Diego che trema sotto la maschera, sostiene di avere visto un polpo e vuole convincerci di non avere freddo invece fa il bagno da mezz'ora ed ha le labbra viola. Parlo con due bimbi di Prato che prendono muggini con un secchino pieno di farina ed una busta bucata. Una bimba mi mostra una conchiglia piccola piccola, mentre il Grande ha preso un favollo ed il Piccolo mi placca alla gambe mentre sono in acqua.
La corrente ti porta fuori se non stai attento, ma non è difficile rientrare e salire, non ti spaventare mamma vedi è un attimo. Non mi spavento amore anche io oggi sono una bimba come te. C'è anche un bimbo di New York. Mamma c'è il mare a New York? Si che c'è.
Dai facciamo un altro tuffo così poi ci si asciuga e si va a casa.

giovedì 1 giugno 2017

Gorgona: un'esperienza dei sensi

E' stato come incontrare un uomo fascinoso e non riuscire a toglierselo dalla testa per giorni.
Gorgona.
La sensazione di essere in un'isola fantastica, dove il blu del mare fa a gara col verde della macchia mediterranea, dove si sente il silenzio, dove i gabbiani sono davvero uccelli liberi a difesa del nido e non schiavi della spazzatura umana, dove gli aromi di numerose piante endemiche ti inebriano e dove il tatto della roccia fresca ti fa venire i brividi.
Poi, la sensazione di essere in un bosco di montagna, il fresco, l'ombra, il piccolo cimitero, la storia delle poche famiglie che risiedavano qui.




Il lavoro degli uomini che scontano la loro libertà alle vigne, all'orto, accudendo animali domestici.


I viottoli del paese con i ciottoli del mare, l'assenza di macchine, la sensazione di essere sempre più in alto della realtà.
Infine il bagno nell'acqua cristallina, la spiaggia piccola e semideserta.


Ho sperato, ad un certo punto, che una libecciata ci trattenesse lì per qualche giorno.

Partendo, dal traghetto, abbiamo salutato la signora Citti che con la mano faceva ciao dalla finestra di casa sua. E' lei l'unica vera amante segreta ancora vivente dell'isola.

giovedì 5 novembre 2015

Capitano Piddu ed il maledettissimo ponte

Fu in un tiepido martedì di novembre che Capitano Piddu decise di levare gli ormeggi di Barchetta ed intraprendere una mattinata tra i flutti in compagnia di Moglie, mentre Figlioli erano a scuola. Erano settimane che non provava l'uscita dall'ormeggio, ma l'emozione e la voglia di questa gita marina erano così tante che Barchetta scivolò via dalle funi e dalle boe con grande eleganza e sicurezza. Moglie intanto era a prua col mezzo marinaio, pronta ad intervenire in caso di necessità. ma non ce ne fu bisogno. Anche il maledettissimo ponte era per fortuna aperto alle imbarcazioni.




Il maledettissimo ponte era stato messo lì dalle autorità livornesi quasi un anno prima, a collegare la Fortezza Vecchia labronica con la zona dei pescherecci.
Di fatto si tratta di un piccolo ponte girevole che consente l'accesso a piedi alla Fortezza Vecchia, bloccando però completamente, se chiuso, l'accesso al mare o il rientro agli ormeggi delle piccole imbarcazioni da diporto. A meno di percorrere una lunghissima strada marina alternativa lungo il Fosso Reale e quindi attorno alla Fortezza Nuova, o attendere nel canale che venga riaperto. Inoltre il maledettissimo ponte, anche se aperto, non consente il passaggio di più di una barchetta alla volta e crea quindi ingorghi e attese nelle ore estive di punta. Fermare una barca non è come fermare un'auto; la barca non sta certo lì immobile dove vuoi tu, presa com'è a contrastare venti, correnti ed onde. Inoltre non manca certo un ingresso già esistente alla Fortezza Vecchia; quello usato finora è vicino zona di partenza dei traghetti per Corsica e Sardegna, e gode di un ampio ed economico parcheggio. Si vocifera tra i marinai labronici che il maledettissimo ponte sia stato messo lì per usufruire degli incentivi europei e non per offrire un effettivo utile servizio a cittadini e turisti.




Arrivati in mare aperto, Capitano Piddu e Moglie decisero di puntare a nord, avvicinarsi alla scogliera, e muniti di zampa di gallina della socera e totano come esca, di passare il resto della mattinata a caccia di polpi. Un'attività piuttosto rilassante, cullati dalle onde, dal tepore del sole, e carezzati dalla brezza invernale, mentre l'ancora gettata chiusa scarrocciava sul fondo; i frutti vennero verso la fine della mattinata con la cattura di ben numero UNO polpi pescati dallo stesso Capitano Piddu. Si avvicinava l'ora di pranzo ed era ormai tempo di tornare a casa. Al rientro nei canali livornesi, ed alla vista della Fortezza Vecchia, per fortuna il maledettissimo ponte era ancora aperto, e potemmo affrontare l'ormeggio con facilità, salutando infine i turisti tedeschi che passavano con la "Marco Polo" per i fossi in visita al centro storico livornese.

giovedì 6 agosto 2015

Le avventure di Capitano Piddu - L'ormeggio



Pronti per il primo ormeggio. Capitano Piddu (alias Marito) l'avrà già provato decine di volte sotto la guida di babbo. Stavolta è diverso, stavolta nessuna guida. Capitano Piddu al timone, io a prua col mezzo marinaio in mano, tenuto come l'asta del salto in alto, stessa delicatezza e stessa decisione, i figlioli usati da parabordi. Capitano Piddu mira il posto assegnato alla Barchetta, ignorando le correnti che animano i fossi livornesi, e si appresta ad infilare il mezzo proprio lì, in quel posto, con una leggera virata. Ma la Barchetta gli va in culo di poppa e sembra girare troppo su se stessa, oltre che puntare a dritta la vicina barca di M.. Col mezzo marinaio provo a spingermi, ma la velocità è troppo alta, adesso arrivo con le mani e mi sembra di tenere l'iceberg lontano dal Titanic. Capitano Piddu sbraita qualcosa, ovviamente vuole dare la colpa a me, dimenticandosi che si chiama Piddu per via di un suo allenatore di rugby che in gioventù faceva la rima "Piddu Gino il contadino", e quindi da contadino a Capitano il salto si sente. Per fortuna interviene un Protettore, vecchia conoscenza di babbo, che notando dal molo la posizione plastica della Barchetta completamente fuori ormeggio, di me a prua che tento di spingere la barca di M. e dei figlioli a fare da parabordi, nonché il visibile panico di Capitano Piddu, con la calma del marinaio di esperienza e con tre semplici mosse di spinta e presa delle cime laterali ci accompagna correttamente all'ormeggio. Entriamo come si infila il tappo su una penna, leggiadri ed indolori, ringraziando infinitamente il Protettore.

La prossima volta andrà meglio.

mercoledì 3 settembre 2014

Mare, Vaschine



La solita fissata. Non posso farne a meno. Gli scogli, quegli scogli lisci su cui studiare la migliore posizione. Il mormorio delle persone accanto a te. I tuffi dei bimbi, il saltellare da una pietra all'altra, la ricerca di un piccolo polpo da guardare catturare e liberare subito, i granchi, le maschere, i capelli appiccicosi, l'erbetta scivolosa su cui giocare.
Il mare, quel mare; ti adoro.


mercoledì 20 marzo 2013

Anche questa è fatta



...disse quello che ammazzò la moglie.
Ecco se dovessi riassumere l’ultimo mese, ne avrei di cose da dire. Parlo della mia città. Prima, il risultato delle elezioni ed il forte calo di ciò che resta della sinistra, almeno tra i giovani. Guardate questo, l’ho trovato molto bello e molto vero. E ciò che più mi ha colpito è stato l’abbraccio forte e vero tra quel signore con gli occhiali e quel giovane extra comunitario che lavora al mercato. Sono piccoli grandi gesti.
Poi la pioggia. Piove da un mese e l’Arno è gonfio di rabbia.
Il papa; non so quanto sia sentito nella mia città di mangiapreti, ma sono tutti a dire “Che bravo papa che papa sorridente semplice povero dura poco” e giocano a fare la Cassandra della situazione. A me non interessa molto del papa, visto che non sono credente, mi basta che faccia il suo e stia nel suo. Che pensi ai suoi credenti. Il resto non sta a me giudicare. Certo che per essere più simpatici di RaZZingher, almeno a livello espressivo, ci vole poco.
Infine l’acqua. A Livorno siamo rimasti 3 giorni senz'acqua  mercoledì giovedì e venerdì. Quindi senza scuole. Abbiamo fatto un po’ di scorta alle varie fontanelle disponibili, ed abbiamo usato quell'acqua in boccioni, secchi e catinelle per lavarci, scaricare il WC, sciacquare due piatti. Alla fine dei tre giorni avevo la lavatrice carica di panni da lavare, il cesto che straboccava di roba sudicia, i fornelli con una pila di piatti e padelle da rigovernare che l’Apprendista Stregone mi fa una sega, i capelli lezzi, e i bimbi felici a casa. E quello che ho pensato è stato quanto sia importante l’acqua, quanto siamo abituati male, quanta ne sprechiamo lasciando il rubinetto aperto mentre ci spazzoliamo i denti o ci facciamo la barba o ci laviamo i capelli. E che dovremmo rivedere assolutamente il nostro stile di vita e risparmiare questo bene prezioso.
C’è stato qualcuno che si è arrangiato con una doccia all'autolavaggio, una bella rinfrescata a pressione.
E c’è anche stato chi si è prodigato in critiche acerbe verso la compagnia municipalizzata dell’acqua e del gas; cari voi, è facile criticare in momenti di difficoltà e dare addosso all'amministrazione col discorso delle bollette troppo care, dei tubi vecchi, della manutenzione carente, dell’emergenza irrisolta. Gli operai sono stati quattro giorni nella melma, ed è andata bene che era melma, facendo il possibile e quasi non dormendo. Le critiche vanno fatte in momenti di serenità e non di affanno, dove non si fa altro che peggiorare lo stato d’animo già turbato delle persone.

Quindi adesso che l’acqua è tornata, vedete di non esagerare quando vi sciacquate il culo, e soprattutto la bocca.

martedì 15 gennaio 2013

Abemus Muffae

Cazzo abbiamo la muffa. Ma non tanta, pochissima, nella camera esposta a nord. Marito si è subito prodigato in spargimento di prodotti antimuffa e areazione locali. Dopodiché ovviamente si è rivolto ad internet. Dove ha trovato preziosi consigli e spaventose predizioni. Pare che la muffa provochi vari malesseri tra cui il rincoglionimento degli abitanti della casa. Quindi, piano 2, chiedere lumi a tutti i conoscenti incontrati in questi giorni, i quali ci hanno prodigato ulteriori consigli tra cui areare i locali ogni due ore per cinque minuti. Infine ci siamo rivolti all'INGENIERE. Sapevo che sarebbe andata così; l'INGENIERE ha tirato fuori un grafico in cui a seconda della temperatura della casa, della temperatura della parete interessata e dell'umidità della casa, puoi scoprire il punto di intersezione esatto di tutte le linee e capire in quali condizioni precise si crea la muffa. Quindi marito ha cominciato a vagare per casa con il grafico dell'INGENIERE e un misuratore di umidità che ci è stato prestato, ma che in realtà ti dice il giorno e la temperatura. L'INGENIERE ci ha anche detto che una famiglia media produce circa 7 litri di acqua al giorno. Vapore acqueo insomma. Ti esce dai pori e non ci puoi fare nulla. Quindi siamo noi in realtà la causa della povera muffa. Senza contare il vapore acqueo che ti esce dal culo. Da questo ho dedotto che per eliminare la muffa abbiamo due possibilità:

  • Abbandonare la casa
  • Scurreggiare meno.

Grazie INGENIERE!

giovedì 13 settembre 2012

Acqua




Quanta acqua abbiamo?
Intanto, cominciamo a vedere il nostro pianeta come un sistema chiuso, una grande astronave in cui tutto si rigenera e niente si crea dal nulla. Nessuno arriverà dal pianeta Astrusia a regalarci un po’ d’acqua fresca. Quindi quello che abbiamo è quello che gira e rigira da millenni. Probabilmente bevo l’acqua che ha pisciato Giulio Cesare prima di essere accoltellato, o che ha bagnato le caravelle di Colombo in viaggio verso l’America. Proprio un paio di mesi fa cercavo un libro sul ciclo dell’acqua per i bimbi. Ce ne sono a decine bellissimi e colorati, ma io volevo una cosa vera. Va bene, l’acqua evapora dai mari poi si condensa e piove in torrenti fiumi e laghi. Ma non è proprio così. “Mamma dove va l’acqua che uso per lavarmi?”. O peggio “Dove finisce la mia cacca quando tiro lo sciacquone?”. I bambini di oggi fanno domande del genere. Esiste una rete fognaria che provvede al filtraggio dell’acqua ed alla sua rimessa in circolo. Non è proprio come il viaggio della simpatica gocciolina dei libri per i piccoli. Se viene difficile spiegare dove sia finita la pipì di Giulio Cesare, almeno parliamo dell’acqua delle nostre case, delle nostre città, di come viene trattata e della fine che fa.

Sappiatelo, di tutta l’acqua che c’è in giro solo il 3% è acqua dolce, e di questa solo una minima percentuale è potabile. 

martedì 4 settembre 2012

Chi pesca annesca


Al grande piace la pesca. Canna da lancio, fissa o lenza nel rotolino detto alla francese. Col sughero o a fondo. Ma il problema cruciale rimane comunque l’esca. Ba’i di sego, coreani, o pastella di pane? Ecco se volessimo affrontare il tema dal punto di vista etico, sicuramente pastella di pane. Si prende il pane avanzato e lo si lavora con l’acqua, c’è chi aggiunge croste di formaggio oppure pasta d’acciughe, ma noi lo preferiamo liscio. Poi si fanno le palline per l’esca, ed una parte va in mare per brumeggio.
Per i coreani e i ba’i di sego la questione si fa più dolorosa, uccidere un essere vivente (il baco) per uccidere un altro essere vivente commestibile (il pesce); è davvero il caso? E poi, diciamoci la verità, i coreani mordono, vorrei anche vedere, ma i ba’i di sego fanno veramente schifo. Da piccina ci facevo le gare. Ne sceglievi uno, lo mettevi in corsia, e vinceva quello che arrivava primo tra gli altri. Per loro la vita è un continuo contorcersi, se li metti nel sacchetto e impugni la stoffa la senti calda, muoversi di continuo. Diventano mosche. Non so dopo quanto e non ho mai visto il fenomeno in diretta, ma lo dicono tutti, e davvero sembrano larve.

Ad ogni modo, chi pesca annesca. Non è che uno arriva si diverte a pescare, ma fa annescare baco o pane a qualcun altro. Troppo facile, troppo comodo. Che si sporchi lui le mani, di baco, di pastella al formaggio, di pesce da slamare.

Che poi se è piccolo si butta subito via e si controlla che sopravviva in mare, pronti nel caso a tuffarsi ed eseguire una perfetta rianimazione in acqua.

sabato 25 agosto 2012

Che afa fa

Ho i peli. Ma me la immagino già la cera spalmata sulla pelle perlata di sudore, scivolare sul pelo bagnato, tirarlo un po', e lasciarlo lì attaccato alla radice nonostante la sofferenza. Non ci sto. Tanto sono biondi. Il che è parzialmente vero, ma l'afa abilita gli alibi.

Ieri una signora rotonda in abito fiorito e trucco azzurro ha parcheggiato un'auto elettrica, che a stento la conteneva, nel modo perfetto per occupare due posti macchina. "Signora se la mette meglio ce ne stanno due"
"Ma te c'entri?"
"Si, ma se la sposta ce ne sta anche un'altra".
Torna indietro per sistemare l'aggeggio elettrico, mi avrebbe volentieri infilzata e forse non ha avuto la fantasia di incidere per spregio la mia auto di cazzini, ma dopo ho anche pensato di aggiungere "Brava signora, lo sa perché, se la lasciava così glie la avrebbero graffiata per dispetto"
Andandosene ha emesso un grugnito.

Non ricordo se è sabato oppure giovedì. Non ricordo più user name e password.
Odio i giornali che continuano a scrivere "Allarme siccità", mentre nessuno prende nessun tipo di misura effettiva. Nessuno previene e aspettiamo l'emergenza. O la pioggia.

Marito ha comprato un bellissimo casco on line spendendo la metà. L'ho avvisato "Guarda che la mia testa è il doppio"
"Ma figurati!" ha risposto sicuro.
"Ok misuriamocela"
Io 58, lui 56. La mia coi capelli fa praticamente 59. Lo so.
"Fammi sapere come ci stai, al massimo ti schiaccierà un po' l'acconciatura"
Illuso. I miei capelli sono sempre belli vivaci. In compenso il casco mi schiaccia le trombe di Eustachio; in scooter perdo il  senso dell'equilibrio e mi sembra di essere su una giostra.
Niente male come effetto, senza contare che è gratuito.

venerdì 24 ottobre 2008

Irrequietudine

Oggi sono irrequieta e poco concludente. Ho mille pensieri in testa di cui non riesco ad afferrare il filo conduttore, penso anche di avere molte cose da fare eppure non riesco ad iniziarne nessuna.

Intanto, il 5 agosto hanno privatizzato l’acqua. Lo ha fatto ilo nostro governo, senza che l’Opposizione (o Approvazione) si sia opposta (ha approvato). Adesso l’acqua è in mano alle multinazionali (leader nel settore), con tutto ciò che ne consegue. Chi ha i soldi beve, chi non li ha muore di sete.

Ricordo che durante la Pantera io c’ero, e nel comitato “Comunicazione” coloravo cartelloni in cui la M di Ingegneria in Movimento sembrava quella di Video Music. L’insegnante di Informatica ci aveva regalato l’ora per parlare di tasse universitarie in aumento, ed uno studente sardo ci disse che non ce l’avrebbe fatta, se fossero aumentate ancora sarebbe stato costretto a smettere di studiare. Sullo sfondo della grande aula B21 il disegno di un barbone con le toppe sui pantaloni, un compasso in mano e la scritta “Sarai un tecnico, girerai il mondo”. Poi una specie di grande occhio, tipo grande fratello. Girava la voce che sarebbero arrivati i celerini, Ingegneria occupata, mai successo. Forse non eravamo così segaioli.
Forse non c’ero nemmeno, l’ho solo sognato, ma è stato divertente.

“Bollette dell’acqua aumentata del 300% a Latina”, chi non ha i soldi muore di sete, “Parlerò con il ministro degli interni affinché organizzi l’intervento delle forze di polizia contro l’occupazione dell’Università da parte degli studenti”, chi non ha i soldi muore di sete, “Dalla Cina il Presidente torna sui suoi passi”, chi non ha i soldi muore di sete.

Buon fine settimana.

venerdì 25 gennaio 2008

Chiare, fresche et dolci acque


Chiare, fresche et dolci acque,

ove le belle membra

pose colei che sola a me par donna;

gentil ramo ove piacque

(con sospir' mi rimembra)

a lei di fare al bel fiancho colonna;

herba et fior' che la gonna

leggiadra ricoverse

co l'angelico seno;

aere sacro, sereno,

ove Amor co' begli occhi il cor m'aperse:

date udïenza insieme

a le dolenti mie parole extreme.

…..

Francesco Petrarca, Canzoniere

Bevo acqua del rubinetto (o della cannella come si dice noi a Livorno) e ne vado fiera. Costa meno, è più controllata, ha un impatto ecologico di gran lunga inferiore, evito di trasportare (o camallarmi come dicono qui a Genova) su e giù per le rampe condominiali bottiglie di plastica ingombranti.

Per curiosità decido di linkarmi a qualche sito di imprese che gestiscono i nostri acquedotti, dove appunto si vantano controlli quotidiani su acque dalle proprietà ottime, per trovare appunto il risultato di qualche analisi fatta che so, anche un mese fa. Invece niente. Nessun valore riportato. E allora? Sul sito di AMGA Livorno riesco a rintracciare i valori del 2006 dettagliati per zona. Sul sito di Mediterranea Acque relativo a Genova niente. Telefono. Dopo alcuni passaggi riesco a parlare con una dottoressa dal nome più che adatto, la dottoressa Palombo, che promette di mandarmi i dati via e-mail. Non subito però. Dopo.
Dopo magari li pubblicherò.

Dopo.


Pensierino del venerdì: alla Trattoria del Camionista di Savona dove abbiamo organizzato una cena per un collega che si era licenziato, e dove peraltro abbiamo mangiato benissimo, ho sentito un centesimo delle parolacce dette ieri al Senato ed ho riscontrato un atteggiamento cento volte piu' rispettoso.