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giovedì 6 febbraio 2025

lunedì 11 aprile 2022

Il telegiornale del tre

 Mi ricordo quand'ero piccina che la sera, all'ora del telegiornale, era sempre una battaglia comunque persa (da me). Cioè io volevo vedere Goldrake o Mazzinga su RTV38 ed i miei volevano vedere il telegiornale. Vincevano loro. 

Soprattutto la mi' nonna diceva "Si guarda il telegiornale del tre, che a me mi garba di più?". Sicché si vedevano tutti i telegiornali ed erano diversi, soprattutto quello del tre. 

Mi chiedo dove sia finita adesso quella diversità, in un momento così difficile della storia dell'Europa e del mondo. Dove Goldrake e Mazzinga si sparano per davvero in qualche terra non così lontana. Dove le informazioni sono sempre tutte omologate.

Mi chiedo anche perchè, che senso abbia questo conflitto, e non lo trovo. Prova a vedere sul Sito dell'ANSIA, ma niente. Non ha senso, veramente. Io ripudio la violenza e ripudio la guerra, non ne esistono di sensate, e su questo forse solamente il Papa e Mattarella hanno capito quale sia il messaggio giusto, oltre alla Segre direi .

https://video.repubblica.it/dossier/crisi_in_ucraina_la_russia_il_donbass_i_video/ucraina-liliana-segre-mai-avremmo-immaginato-di-sentire-il-rombo-dei-cannoni-in-europa/409759/410465

E quindi io sto coi vecchi, quelli veri, quelli lenti saggi che parlano a bassa voce senza mai gridare né offendere, ma con parole sensate pacate e oneste.

Ora basta!

martedì 27 aprile 2021

Primo bagno

 



Via giù, il 25 s'è fatto anche il primo bagno di stagione, che miglior modo di parlare di libertà non c'è, secondo me. In effetti era un po' diaccina, un ce la facevo nemmeno a dire "Boia" tanto mi s'era bloccato il fiato, però vuoi mettere? Quando sono uscita avevo quella sensazione di freschezza, vene varicose annientate, soddisfazione, che levati.

Ne è valsa la pena.

domenica 26 aprile 2020

Effetti collaterali della quarantena

Sembra tutto davvero paradassole, anche adesso che ci stiamo abituando o stufando di questa vita casalinga, di questi nuovi ritmi, del terrazzo della farina dei canti della mascherina.
Alcune cose le ho capite, altre mi sono saltate addosso, altre ancora stento ancora a crederle.
Quello che è successo in famiglia con la quarantena:

  • ci siamo organizzati con lezioni e lavoro da casa, e ginnastica la sera
  • i ragazzi mi hanno stupito e sono stati molto più bravi degli adulti e talvolta dei nonni
  • qualcuno è stato colpito dal fenomeno della "cacca di marmo" causata dall'inattività forzata. Purtroppo la cacca di marmo intasa il WC provocando infine il famoso rigurgito primordiale che porta via tutto in un gorgo liberatorio, ma occhio a non cascarci dentro
  • Marito è stato colpito dallo shopping compulsivo on line, un acquisto al giorno, a partire da rasoio per il taglio dei capelli, mantella da parrucchiere, copri cruscotto auto, libri, batterie - sto cercando di cadenzare giornalmente degli acquisit minimi per non spendere un patrimonio
  • qualcuno ha imparato a cucina, e s'era già rivelato dall'inizio
  • abbiamo fatto delle donazioni
  • gli animali fuori si sono ripresi i propri spazi a dimostrazioni di quanto faccia ca'a l'essere umano, a parte qualche rara eccezione, perchè tanto appena si pole si tornerà a fa' casino come prima ad inquinare anche di più ed a fregarcene della natura, dirigendoci quindi verso il suicidio di massa
  • abbiamo intavolato delle simpatiche gare in famiglie tipo chi fa più rumore quando succhia il brodo, ed è stato ganzissimo. Io ho perso
  • ecco a me questo ritmo piace abbastanza, corro molto di meno mi stresso molto di meno mi godo di più i mi' figlioli la mia famiglia ed anche quando potrò di nuovo uscire non vorrò tornare alla vita frentica di prima
  • Cazzo è morto Sepulveda
  • W il 25 aprile.

giovedì 8 febbraio 2018

Oggi va così - ma sarà bella?

Invictus (William Ernest Henley)

Out of the night that covers me, 
      Black as the pit from pole to pole, 
I thank whatever gods may be 
      For my unconquerable soul. 

In the fell clutch of circumstance 
      I have not winced nor cried aloud. 
Under the bludgeonings of chance 
      My head is bloody, but unbowed. 

Beyond this place of wrath and tears 
      Looms but the Horror of the shade, 
And yet the menace of the years 
      Finds and shall find me unafraid. 

It matters not how strait the gate, 
      How charged with punishments the scroll, 
I am the master of my fate, 
      I am the captain of my soul. 

giovedì 12 ottobre 2017

Dramma drammatico della raccolta differenziata porta a porta

A Livorno abbiamo parecchi problemi, tipo lo STOP qui sotto con obbligo di svolta a destra impossibile per via del muretto.
Poi abbiamo un tasso di disoccupazione tra i più alti d'Italia, aziende che chiudono in continuazione, strade sporche e gente 'gnorante (maleducata). Ciabbiamo anche avuto l'alluvione di recente, e lì abbiamo per fortuna dimostrato un buon tasso di solidarietà. Se poi non si vuole essere provinciali al 100%, c'è da pensare al riscaldamento globale, allo sciogliemento dei ghiacci, all'inquinamento, alla violenza sulle donne. Insomma di problemi ce n'è a iosa, ma in generale al livornese medio gl'importa una sega, e affronta tutto con una certa leggerezza ed ironia. 

A parte questo: LA RACCOLTA DIFFERENZIATA PORTA A PORTA.

Veramente io non riesco a capire il perchè di così tanto clamore: si organizzano assemblee cittadine  per protestare, impedire, capire, per spiegare la meccanica quantistica dell'organico raccolto martedì e sabato, per svelare il segreto dei frattali nelle bottiglie di plastica, per comprendere se il secco è davvero secco o è solo un falso magro. No via, è davvero un problema così grosso? Davvero si tratta di un procedimento impossibile, insormontabile, tragico? Più grave delle strage dei bimbi siriani, della verità su Giulio Regeni, del dibattito sull'eutanasia.
No ditemelo, ditemelo, perchè se basta un po' di spazzatura ad attirare l'attenzione, allora provvedo subito.

martedì 10 gennaio 2017

Auguri Capitano Piddu

Ti fisso intensamente.
Sembri uno spazzacamino.
E' il tuo compleanno, ma non ho un regalo.
Mi chiedi una canna da pesca.
Ti preparo una torta, quella buona alla crema.
Penso.
E se ti comprassi una tisana?
Di quelle che ti fanno fare molti rutti post-prandiali.
Non so perchè di rutti ne abbiamo già abbastanza.
Mmmmm
Un altro pigiama? Che con quello di adesso sembri un ballerino di danza classica.
Ma no, troppo scontato.

Bè ci ho pensato molto ed è il pensiero che conta.
Auguri!

venerdì 11 maggio 2012

Racconti partigiani



Un soleggiato giorno di festa. Anzi no, è il 25 Aprile, che ormai per noi è solo la giornata delle scampagnate. La casa nel sole, circandata da prati verdi brillanti, rilassa davvero. I bimbi giocano liberi. Si ferma un’auto e scendono due signori anziani. Uno esclama “Si, ho vissuto qui, da giovane”. Si ricordano di lui, è tornato altre volte. Scende l’altro, ha i capelli bianchi: “ Io qui ero partigiano”. I bambini gli corrono incontro incuriositi. “Prego entri” lo invita la padrona di casa. Si fa avanti, osserva tutto con attenzione ed i suoi occhi oltrepassano il tempo e tornano indietro di decine di anni, tutto si trasfoma, riconosce i luoghi e ricorda i fatti. Torna fuori “Qui c’erano due americani con noi, poi una bomba; uno morì sul colpo accasciando la testa, l’altro dissanguato per una ferita alla coscia. Quanto urlò prima di lasciarci!”. I suoi occhi tornano giovani e piangono lacrime. I bambini lo circondano cantando “Bella ciao”.
Si è partigiani anche a 90 anni.

Liberamente tratto da una storia vera.

giovedì 26 aprile 2012

Caffè col Cento


“Oh nonna sono io sono venuta a prepararti il caffè”
“Bella stella! Grazie siete tesori, le mì nipoti, anche la mì figliola, però è un po’ girellona. Mangi qui?”
“No ho già mangiato. Ecco il caffè”
“Bono grazie vieni t’abbraccio”. Nella stretta rischio di versare il caffè per terra, ma prevedendo le mosse di nonna riesco a metterlo in salvo un nanosecondo prima dell’impatto.
“Nonna, tutto bene, c’era Tiziana stamani?”
“Si si, m’ha scardato il mangiare. Brava Cristiana. Ma te hai già mangiato?”
“Si ho già mangiato. Mamma ha chiamato?”
“No, ma quanto ci vole per andare a Venezia?”
“Non so, comunque loro andavano a Mantova”
“Uh avevo inteso a Venezia. Ma, chiameranno. Cristiana è andata via dopo mezzogiorno, m’ha scaldato il pranzo. Me l’ha cotto la tu’ mamma, ma l’ha scaldato lei”
“Nonna, si chiama Tiziana.”
“Toh hai ragione. O, se hai fame mangia”
“Nonna ho già mangiato, me lo hai chiesto quattro volte”
“Uh è vero, scusa sono quasi cent’anni. Insomma, ma la tù mamma sarà già arrivata a Venezia?”

lunedì 26 aprile 2010

Campagna



A me non esalta la campagna, preferisco il mare o la montagna, anche se le riconosco una certa identità. Quando ci conoscevamo da poco, mio marito buttava le bucce della frutta ed i resti di cibo nell’acquaio. Mi spiegò che lui è nato in campagna, dove gli avanzi del piatto non si buttano, ma si mettono da parte per polli e conigli. Che in effetti divorano tutto, anche la buccia del cocomero, e la riducono ad una soletta verde di non più di un millimetro. Ci si potrebbe fare un ombrello. Comunque, non avendo galline, si è rassegnato a buttare tutto nella spazzatura o al massimo nel secchio del compost.
La campagna resta comunque un mondo a sè. Anche durante la guerra, si è ritagliata un angolino di pace dove i cittadini come mia nonna andarono sfollati. Mio suocero mi racconta che non soffrirono la fame, o l’invasione, o i bombardamenti. Che uccisero, conservarono e mangiarono un maiale per paura che i tedeschi se lo portassero via. Che da bimbetto, seduto su una mucca, con le sorelle, vide arrivare gli americani e temette il peggio “Vai ci siamo”, invece gli regalarono un chewing gum.
Ieri pomeriggio, dopo una mattinata al mare, siamo andati anche noi in campagna. Ai bimbi piace, tra lucertule, lombirichi, fiori, pezzi di legno, cani, ruscelli e scarabei, non c’è da annoairsi. Io ho cominciato a starnutire, e lacrimare, e soffiarmi il naso. Con gli anni ho sviluppato questa allergia non so bene a cosa. Al polline. Ai pini. Alla polvere. Chissà.
Una bella rottura.

venerdì 24 aprile 2009

Cena tra donne


Se c’è una cosa che non mi piace sono gli ambienti tutti femminili. Prima di tutto, non ci sono abituata, sin dalla scuola al Judo praticato per anni alla Facoltà di Ingegneria sono sempre stata in minoranza, e mi è sempre andato bene così. E poi non mi piacciono i pettegolezzi, le lampade solari e le unghie perfette, i troppi arrovellamenti e l’acidume. Ecco.
Ogni tanto vedo con piacere le mie amiche, e le amiche delle mie amiche, ma deve essere un evento particolare, un’occasione, un momento diverso.
L’ultimo è stato un aperitivo nei vicoli di Genova qualche anno fa, come al solito rimasi imbottigliata nel traffico e ci misi più di un’ora per percorrere sei chilometri, parcheggiai in zona Acquario con una gran voglia di bruciare la macchina e la macchinetta che ronzando mi dette il biglietto della durata del parcheggio, e raggiunsi raggiante le altre.
Stasera abbiamo una cena presso un agriturismo; sono sicura che sbaglieremo strada due o tre volte, che cercando di fare il pieno finiremo per essere risucchiate dal tubo del distributore di benzina, e che entrando nell’agriturismo esclameremo raggianti che è stato facile (borbottando alla vicina che questa cena sarebbe comunque stato meglio farla in un luogo più semplice da raggiungere).

Spero solo di non infilare il tacco in una merda.