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giovedì 30 novembre 2017

Botta e risposta con cinismo qb

Grande: "Mamma qual è un lavoro sicuro che non finisce mai mai mai?"
Io: "Le pompe funebri"

mercoledì 30 marzo 2016

La vendetta del Cane B.

Era il lontano 2013 quando il cane B., un odioso cocker nero che abitava al piano di sotto, mi saltò addosso abbaiando. Quindi devo ammettere che quando l'anno scorso i padroni del cane B., peraltro simpaticissimi, decisero di traslocare tirai un sospiro di sollievo. Mal sopportavo il cane B., quando lo incrociavo per le scale facevo finta che non esistesse e temevo che provasse a mordermi.

Ecco che sono arrivati i nuovi inquilini con un cazzo di cane piccolo, se abbaia pare una paperetta da vasca da bagno di quelle che quando premi stridono.

Però non è giallo, e ca'a.

martedì 29 settembre 2015

Con i fornelli ho chiuso

Basta schiavitù in cucina. Basta pasta sciocca (con poco sale n.d.r.), pollo amaro, patate poche, schizzi d'olio, fagioli in pappa, pane nero, pizza tozza, biscotti cotti, pomodori crudi.

Basta, io con i fornelli ho chiuso.

Viva la mensa!

lunedì 16 dicembre 2013

A Natale siamo tutti più buoni

Ieri pomeriggio abbiamo pestato tre ca'ate in quattro. La cacca si è infilata nelle fessure della mia suola a carrarmato ed ho dovuto usare una graffetta aperta, detta attrezzo, per togliere l'oggetto puzzolente. Ma è Natale, e voglio essere buona. Quindi augurerò ai padroni di quei cani una bella sciorta che li colpisca da qui a Natale, senza conseguenze permanenti, ma con un bel puzzo di merda per tutta la casa e culo grattugiato dalla carta igienica, fino al giorno della santa natività.

E tanti aguri!

lunedì 23 settembre 2013

Attenti al cane B.

Ci ho provato in ogni modo. Avevo anche comprato dei biscotti a forma di osso. Ovvero ai nostri occhi rappresentano un osso, ma chissà che cosa sembrano agli occhi di un cane cresciuto in appartamento. Forse non sembrano niente. La mia veterinaria di fiducia mi aveva avvertito "I cocker hanno un brutto carattere, ma quelli nero sono un po' meglio". Il cane B. è un cocker nero, vive nell'appartamento del piano di sotto, e mi odia. Una volta mi è saltato addosso abbaiando. Ho avuto paura, e avrei voluto darle un calcio. Ah si è una femmina. L'altro giorno scendevo le scale col sacco nero della spazzatura da un lato, quello colante dell'organico dall'altra, la mia borsa, i capelli sugli occhi non vedevo una sega, e gli occhiali da sole telefunken. Hanno aperto quella porta, la sua porta, e lei ha iniziato ad abbaiare. A me. Mostrando i denti. Nell'incertezza sono rimasta immobile per le scale, ma forse avrei dovuto ignorarla, passarle davanti con noncuranza. I suoi padroni l'hanno portata in casa in collo. E sono riuscita a passare.
Mio caro cane B., ti odio anch'io, e non mi piace prendere l'ascensore. Per cui abituati, passerò davanti alla tua porta più volte, ma se mi salterai addosso ancora una volta, ti darò una gomitata nei denti.

martedì 28 maggio 2013

Luoghi comuni


  1. Credo in Dio, ma non vado in chiesa.
  2. Mi piace il calcio, ma non l'ambiente che lo circonda.
  3. Ho un profilo facebook, ma non ci vado mai.


E tu di che luogo comune sei?

venerdì 24 maggio 2013

Galline




I primi giorni di Ingegneria a Pisa, io e la mia amica C. che frequentava i corsi di Ingegneria Chimica mentre io quelli di Ingegneria Elettronica, ci scambiavamo aneddoti sulle ore in aula. Lei mi raccontò di un suo prof. che oltre ad eleggere tra le studentesse una addetta alla pulizia della giacca del prof stesso dalla polvere del gesso tramite apposita spazzola, aveva disegnato alla lavagna una tabella con le differenze tra la donna e la gallina. Secondo tale prof (minuscolo, ci tengo) da una parte le galline facevano l’uovo tutti i giorni e dall'altra le donne avevano le mestruazioni una volta al mese. A tale prof, che mi fece parecchio incazzare non solo per questa visione limitata dell’universo femminile, ma anche per il suo approfittarsi del timore e della reverenza di tutte le matricole universitarie, sia uomini che donne, che difficilmente avrebbero osato fargli notare una certa vena maschilista e recriminatoria passibile di denuncia nella tabella di cui sopra, ed a cui avrei volentieri ficcato la spazzola per togliere la polvere del gesso dalla giacca direttamente nel deretano o bu’o del culo come dir si voglia, era comunque chiaro il concetto che il ciclo è mensile.

Bene, cari signori della USL, che gentilmente mi avete programmato gratuitamente uno screening del carcinoma del collo dell’utero ovvero un pap test per il giorno 17/4/2013, ed a cui io ho telefonato per posticipare tale appuntamento in quanto tale giorno avrei avuto appunto le mestruazioni, cosa pensate che possa dirvi quando mi vedo arrivare un nuovo appuntamento per il giorno 17/6/2013 ovvero ESATTAMENTE due mesi dopo? 

martedì 9 aprile 2013

Non l'ho fatto apposta

Giuro. E' che quando sono arrabbiata rompo qualcosa, involontariamente, in cucina. Sono i miei movimenti bruschi accompagnati da un brontolio neanche tanto sotto voce. Sono le mani che spostano troppo velocemente. Stavolta ce l'avevo con l'Ovo di Pasqua. Io odio l'Ovo di Pasqua. Quest'anno come sempre ne sono arrivati 14, più un coniglio da mezzo chilo che mi guardava con aria beffarda in tutto il mio da fare. Odio la plastica che avvolge l'Ovo, odio l'ovo di plastica che dentro quello di cioccolata avvolge un regalino del cazzo. Insomma via non ci prendiamo per il culo, sono tutti regali del cazzo. A parte le gomme da cancellare che i bimbi hanno trovato in due Ovi su 14. Vi prego basta, siamo una famiglia non siamo un ristorante. Mettetevi d'accordo. Ecco soprattutto le zie, coalizzatevi e fatene uno tutte insieme. Voi risparmiate, noi siamo felici, il mondo vi ringrazierà per il minore spreco di plastiche e risorse.
Quel cazzo di coniglio continuava a guardarmi, col suo campanellino al collo; mi è caduto un bicchiere dove avevo messo del formaggio, e l'ho visto ghignare, giuro. Allora l'ho chiuso nella dispensa, al buio, senza neanche una carota. E poi, perché non è caduto l'altro bicchiere, quello brutto e ormai solitario nel suo genere? Semplice perché non c'era dentro il formaggio. Sbraito qualcosa butto il formaggio nel compost ed il bicchiere rotto nel vetro, e penso ad una frase che mi ha rincorso per tutto il fine settimana "Ne vuoi ancora? non hai mangiato nulla! Un'è mi'a veleno. Sennò si butta via."

mercoledì 3 ottobre 2012

Rami bassi da stramazzo




Ho deciso, stramazzerò al suolo. Come quando uno corre e non si accorge di un ramo ad altezza fronte, lo becca in pieno, le gambe continuano ad andare in avanti, la testa resta indietro per via del contraccolpo, cade a terra, sviene per qualche minuto.
Quando arriva l’estate mi preoccupo per l’estate. Chi terrà i bimbi tutti i giorni? Riuscirò ad arrivare al mare presto? Cosa preparo per cena e per pranzo? Quando vado a far la spesa?
Poi inizia la scuola, e mi preoccupo per l’inverno. In quali giorni riuscirò ad andare a prendere i miei figli a scuola? La riunione di classe? E poi portarli a fare sport aspettarli per la doccia rientrare a casa mettetevi il cappuccio che non vi siete asciugati bene i capelli non volate le scarpe sul divano ma mettetele fuori che puzzano infilate i panni sporchi nel cesto basta LINTENDO si mangia ma perché siete sempre così spensierati beati voi lavatevi i denti si va a letto è tardi. PUF.
Metti ieri per esempio. Li porto a scuola, poi vado a farmi la vaccinazione meningococcica, si perchè a novembre vado in India, poi torno al lavoro, mi chiamano per un’urgenza da terminare per la serata, prometto, perché le donne promettono sempre e poi mantengono, esco senza avere finito l’urgenza e la rimando alla sera dopo cena, vado a prendere i bimbi a scuola, si cambiano in auto, li porto ad atletica, li aspetto, torniamo a casa, parcheggio e sento due vocine “Mamma si va a comprare qualcosa all'edicola ”. E non dovrebbe succedere, ma un mostro si impossessa di me, a stento non sbava e non grugnisce, ma gli occhi rossi ed iniettati di sangue vedono l’edicola più vicina chiusa come tutti i pomeriggi. Ma loro sanno che c’è un’edicola lontana che è aperta anche il pomeriggio, e allora dovrebbero anche sapere che il fumo che esce da sopra i miei capelli non è l’umido, ma è proprio fumo. Andiamo a casa. Tormentone della cena “HO FAME HO FAME HO FAME”. Ho due pacman invece che due figli. Metto l’acqua cerco di accendere il PC ed arriva mio marito che era in trasferta a Genova, apre la porta e sembra Heidi. Si lui sembra Heidi è felice sorride ai bimbi ed a me, cazzo sorridi, e mi dice cantilenando “Cosa fai?”. Ecco avrebbe anche potuto dirmi “Sei bella come a vent’anni” oppure “Sei una donna adorabile”, e sarebbe stato lo stesso, Perché il mostro che è in me, quello che in macchina era rimasto zitto ed aveva solo fumato rabbia dai capelli, comincia a sbavare tutta la giornata addosso ad un pover'uomo che ha aperto la porta come fosse Heidi che tende le braccia al cane Nebbia.
Comunque è colpa nostra. Noi donne. Noi donne siamo o veramente stronze, o veramente masochiste emotive perfezioniste, vogliamo e DOBBIAMO fare tutto bene casa lavoro figli e marito Heidi.
Ma oggi è un altro giorno, oggi sono andata a Roma in treno e c’era lo SCIOPERO NAZIONALE DI 24 ORE di bus e metro, ma io vivendo con Heidi sui monti non lo sapevo e mi sono trovata in coda con altre 150 persone ad aspettare il taxi, ne ho preso uno con un autista simpaticissimo 72enne che guidava come Valentino Rossi sulla moto, sono arrivata in ritardo, ho lavorato, nel pomeriggio sono tornata alla stazione di Roma Termini per rientrare a casa e lì mi sono comprata un rossetto per consolazione. Il commesso molto professionale e leggermente effeminato mi ha detto “Ti consiglio un contorno occhi mi sembra che tendi ad avere le occhiaie”. Ho risposto con un sorriso gelido “Forse perché mi sono svegliata stamani alle 5,30 e sono ancora in giro”. Il mostro rivive, ma non si fa. Le occhiaie sono probabilmente quelle del mostro. Ma io non mollo. Sono le 20,17 e sono ancora sul treno.

mercoledì 19 settembre 2012

Rivelazioni inaspettate


Un giorno litigai col Puro. Probabilmente ero più nervosa del solito, o probabilmente ero più io.
Mi raccontò di essere stato a visitare una fattoria vegana. A me sembrò l’ennesima cazzata, dopo i corsi di counseling ovviamente. Mi sembrano tutte mode piccolo borghersi, più forma che apparenza. Lui mi accusò di essere manichea, o bianco o nero, cosa che mi fece un po’ riflettere. L. mi consolò:
“Sono d’accordo con te. E poi essere manichei vuol dire essere un po’ giovani, non accettare le sfumature di grigio, i compromessi.”
Con questo alito di gioventù sono andata avanti fino a ieri all’ora di pranzo, quando L. stava per prendere pollo arrosto e patate e si è fermata “Ah già, sono vegetariana!”
“Sei vegetariana?”
“Si, poveri animali costretti in batterie a vivere come bestie ipernutriti per il macello. Comunque da quando siamo vegani mio marito non fa altro che scurreggiare fetido. Insomma un po’ di dignità, anche se siamo sposati da vent’anni!”.

Non ho ascoltato tutto, ho un turbinio nella mente. Non sono vegana non seguo i corsi di counseling sono anche manichea scurreggio di fronte a mio marito (ma senza fare rumore) e chissà se alito ancora gioventù.

mercoledì 4 luglio 2012

How about clonazione?

Esco presto dal lavoro, vado dal pediatra per una ricetta per il piccolo che non si sente benissimo, arrivo a casa dei nonni. Il grande è convinto di andare al mare. "Ma come facciamo? Tato non può venire."
Il grande inizia a piangere deluso "E allora perché sei venuta presto? E quando ci vado io al mare?"
"Allora facciamo così, andiamo tutti al mare io e tato ci prendiamo un gelato al bar mentre tu fai il bagno, poi torniamo a casa"
"UAAAAA" Stavolta è il piccolo che piange "NOOOO se andiamo al mare anche io in costume!"
Vorrei piangere io. Sono felice di avere due figli così accomodanti! Sbotto:
"Non posso certo dividermi in due, a meno che non mi cloni...allora porto il grande al mare stiamo un'ora torniamo e andiamo tutti al parco, ok? Se poi qualcuno può tenerti al mare ci resti."
Se non posso clonarmi io, cloniamo il tempo. I bimbi fanno una faccia non convintissima, ma di accettazione.
Bene, iniziano le corse, parcheggio mare tuffi nuoto doccia asciug aut cas eccociiiiii!!!!! OPS il piccolo si è addormentato. Sprofondo nel divano dei miei, ciabatto di nuovo fino alla macchina con il piccolo in collo ed il grande che mi segue. Nel frattempo il piccolo si sveglia, arriviamo a casa nostra, apro la porta DRIIIN
"Pronto?"
"Buongiorno sono Andrea Conte" e chiccazzo è Andrea Conte penso io, e lui continua "lei è il signor Davide?"
"Le sembra che io abbia la voce del signore Davide?"
"Allora è la moglie?"
"Però, che intuito"
"Sono di Tele Tu..."
Ecco ci mancavano quelli di TeleTu. CariquellidiTeletuaveterottoicoglionimichiamatetuttiigiornicomefaccioafarvicapirechenonvogliocambiareoperatore?
"Senta non so come abbiate fatto ad avere il mio numero visto che non sono neanche sull'elenco"
"Abbiamo una fantastica offerta per lei" voci che si sovrappongono e non si ascoltano, cominciamo a parlarci l'uno sull'altra.
"Ma a noi non interessa buona giornata". E butto giù.
Oggi mi aveva anche chiamato Cristian di Sky addirittura sul cellulare. Ma noi guardiamo poca TV.
La sera ho appena la forza di parlare, ma una cosa la voglio capire ed interrogo marito.
"Voglio mettere il nostro numero sul registro delle opposizioni."
"Non possiamo perché non siamo sull'elenco telefonico" risponde marito.
"Allora mettiamoci sull'elenco e poi registriamoci sul registro delle opposizioni".

venerdì 27 aprile 2012

Nervosismo cosmico



Lo devo ammettere. È un periodo difficile. Tendo all’incazzo compulsivo. Soprattutto contro chi si reputa diverso, alternativo, migliore. Che se uno fosse davvero alternativo, sarebbe così normale e spontaneo che neanche si renderebbe conto di esserlo. E poi, facile essere alternativo quando ciai i vaini.
Comunque sto collezionando una serie di litigi con amici più o meno stretti, qualcuno mi ha detto che dovrei trombare di più e qualcun altro che vedo solo il bianco ed il nero senza cogliere le sfumature, altri se la sono presa con la mia città ed altri ancora con l’IKEA. Ma ci sono secondo me dei valori importanti su cui non ammetto deviazioni, tipo mettere le doppie quando servono, essere coerenti con quello che diciamo di essere, ma soprattutto LOVE LOVE LOVE.

mercoledì 5 agosto 2009

Stile di vita

Dobbiamo cambiare il nostro stile di vita. Il pianeta non potrà reggere a lungo e seguire il ritmo che stiamo tenendo. È assurdo supporre il contrario. Basta guardarsi intorno, osservare i nostri mari, le nostre spiagge, le nostre scogliere, i prati, i boschi, i monti e le colline. Bisognerebbe multare chi butta la spazzatura per terra, chi non fa la raccolta differenziata, le industrie che non rispettano l’ambiente. Dobbiamo minimizzare i rifiuti alla fonte. Le bottiglie di plastica per l’acqua sono dannose, andrebbero vietate. La maggioranza delle persone che non effettua la raccolta differenziata getta ovunque i suoi rifiuti indifferenziati, ovvero di tutto dove sta solo la plastica o solo la carta. E pensa che si possa andare avanti così. Ignoranza e superficialità. Il pianeta è uno solo, questo. Usiamo troppi imballaggi per la nostra merce usa e getta, un euro per una pallina di plastica con dentro un sacchettino di plastica e poi un regalino del cazzo. Si potrebbe almeno evitare la pallina contenitore. Perché a mia mamma portavano il latte in bottiglia di vetro e poi ritiravano e riutilizzavano il vuoto, mentre noi buttiamo via il tetrapak subito dopo aver bevuto il latte?

Le automobili, il mondo è delle automobili e non degli esseri umani. Buttiamo giù alberi secolari in parchi cittadini, ultimi polmoni verdi delle nostre città, per costruire parcheggi. Asfaltiamo per costruire nuove strade, che non saranno mai sufficienti se non cambieremo il nostro modo di vivere e spostarci. Dove prima c’erano i cortili per far giocare i bambini, adesso ci sono parcheggi condominiali con striminziti giardinetti. I centri cittadini si svuotano ed i grandi centri commerciali hanno la meglio perché c’è il parcheggio e lì si parcheggia con facilità. Potenziamo i mezzi pubblici! Dopodiché la seconda auto potrà essere considerata alla stregua di un bene di lusso.

Non sopporto questa umanità arrogante e consumista, che vive dell’usa e getta, e che crede che tutto possa continuare così.

Il pianeta necessita della nostra attenzione.

venerdì 15 maggio 2009

Le cose che vorresti fare, ma che non osi mai fare, e perchè



Sinceramente vorrei vivere in un mondo più libero e meno convenzionale.

Vorrei poter leccare il coperchio in simil-alluminio dello yogurt senza dover lasciare lì tutta quella roba buona, o dover ricorrere al cucchiaino che ne raccoglie solo una parte.

E poi perché non si può?

Perché non sta bene.

Ma io veramente sto benissimo e vorrei anche annusarmi l’ascella in pubblico quando penso di aver sudato, ma non è bello farlo davanti alla gente. Nessuno mi spiega il motivo vero, eppure è così. Vorrei anche togliermi le mutande dalla riga del culo con la mano, attraverso i pantaloni, quando si insinuano proprio lì, perché sono fastidiosissime, ma è maleducazione.

Maleducazione è rubare, fare del male, buttare per terra la spazzatura, inquinare, maltrattare gli altri. Tutto quello che faccio su di me non è maleducazione.

Non vorrei scaccolarmi, le caccole mi fanno schifo, né sputare perché non è giusto sporcare il suolo pubblico.

Vorrei però togliermi il cerume dall’orecchio e controllarne la consistenza e l’odore, la trovo un’attività utile e salutare. Ed anche annusarmi gli umori nelle mutande, per capire se ho un aroma accattivante.

Ovviamente non ammetto rutti e scurregge; il cattivo odore può dare fastidio a chi ti è accanto. Eppure ricordo una volta un amico, che adesso lavora per una TV locale, riscaldandosi i muscoli prima di un allenamento di Judo, mollarne una folgorante dalla posizione a candela. Si rannicchiò per ben dieci minuti, rosso dalla vergogna, senza guardare nessuno, mentre noi che stavamo facendo uchi-komi facemmo piazza pulita attorno a lui non tanto per il puzzo, che non ricordo di aver sentito, ma quanto per simulare le risate. Più che maleducazione, quella fu come una godibilissima battuta.

giovedì 30 aprile 2009

Cane

Come un cane. Lo compri, lo nutri, gli dai un posto per dormire. Lui obbedisce. Su la zampa, e lui tira su la zampa. A cuccia, e lui a cuccia. Prendi la palla, e lui corre a prendere la palla. Zitto, abbaia, prendi il guinzaglio che usciamo, ecco un biscotto sei stato bravo. Il cane felice scodinzola al padrone e lo accoglie con affetto, quando lo vede arrivare, ha molta fiducia in lui, si prende anche qualche colpo di guinzaglio a volte, abbassa le orecchie e accetta il castigo.
Adesso però basta cane, non mi servi più, vado in ferie in America, ti abbandono su questa strada provinciale, qualcuno di adotterà, o forse sarai investito da un’automobile in folle corsa, non importa.

Mio caro padrone, vorrei tanto morderti per trasmetterti questa mia RABBIA.

mercoledì 11 febbraio 2009

Carnevale



Trovo la vita aziendale a tratti carnevalesca. È un piccolo mondo di valori alterati, talvolta ribaltati. Ad esempio, essendo l’ambiente prettamente maschile, le poche donne sono altamente rivalutate. Se una è appena decente, agli occhi di tutti appare una stratopa. Il guaio è quando esce, passa il badge, e pensa che l’effetto rimanga. Eppure si sa, il mondo è relativo, e fuori sarà una tra le tante, o addirittura bruttina. Analogamente per gli uomini, alcuni che godono di posizioni dirigenziali, appaiono bellissimi agli occhi di alcune donne, che non notano invece la pancetta e la totale incapacità, in alcuni casi, di sostenere una conversazione brillante in pubblico o con gli amici.
Il fenomeno più devastante l’ho notato durante l’Open Day organizzato dalla mia ditta. Perché si sa, molti qui dentro hanno l’amante fissa. Ormai si è abituati a vederli con questa persona, che da clandestina qui dentro diventa ufficiale. Quando si sono aperte le porte dell’azienda alle famiglie, queste relazioni si sono immediatamente, e per un pomeriggio, volatilizzate. Ed il coniuge ufficiale è arrivato a spodestare quello aziendalmente ufficiale, che ha dovuto battere in ritirata, stare con la propria, di famiglia, o addirittura uscire prima. E tutti a fare i complimenti ai figli, o che bella moglie, o che caro marito; ma un po’ ci dispiaceva per quell’altro, quello che alla fine c’è tutti gli altri giorni, a mensa, al caffè, e ci dispiaceva anche per il presente, troppo tranquillo per non essere cornuto. Che poi mi chiedo, ma che senso ha? Se proprio dovessi farmi l’amante, ne cambierei uno il mese, mica mi andrei a impelagare con un altro abitudinario, con gli stessi obblighi, le stesse noiosità, le stesse routine. Che palle!

mercoledì 28 gennaio 2009

La terza volta

L’emancipazione della donna ci ha portato a fare grandi passi rispetto a quella che era la vita delle nostre nonne e delle nostre mamme.
Adesso noi possiamo lavorare fuori casa, anche se ormai sarebbe meglio dire che siamo costrette a lavorare anche fuori casa per far quadrare il bilancio familiare. Adesso non fa più parte del normale rapporto di coppia essere picchiate o maltrattate, possiamo rivolgerci alla polizia ed ai consultori, ci diranno che non è giusto, possiamo ricorrere alla separazione e ci diranno che ne abbiamo il diritto, possiamo ritrovarci il nostro persecutore libero a minacciarci ancora. Anche questo è normale. Ma fa più parte di un cattivo funzionamento della giustizia, e quindi una scarsa protezione dei deboli, che di un approccio maschilista alla giustizia stessa. Adesso abbiamo la patente, guidiamo la macchina e la moto, ed altro. Adesso possiamo metterci i jeans. Adesso molte di noi scelgono studi tecnici e scientifici, prima appannaggio completo di studenti maschi, e lo fanno con successo.
Esiste comunque a mio avviso qualcosa in cui dobbiamo ancora fare grandi passi in avanti; la nostra sessualità, il nostro corpo.
Non mi interessa che le giovani di oggi abbiano un atteggiamento libertino, si vestano in modo disinibito, abbordino i ragazzi con grande facilità. Parlo piuttosto della conoscenza di noi stesse.
Intanto, perché “la prima volta” assume un’importanza così grande nell’immaginario collettivo femminile e non in quello maschile? Ovvero per una ragazza “la prima volta” rappresenta qualcosa da aspettare con cura, con chiarezza, di cui essere sicure. Per un uomo, è solo una delle tante successive. Non voglio credere che sia solo la rottura di una membrana a determinarne l’importanza. Se è così siamo ancora nel Medioevo. La prima volta è importante per i nostri giovani e per le nostre giovani, in ugual modo, oppure non lo è per nessuno.
Io non me la ricordo.
Ovvero si, me la ricordo, cioè mi ricordo con chi, dove, quando. Non mi ricordo invece quello che ricordo delle cose più importanti della mia vita, ovvero non ricordo le emozioni che ho provato. Troppo stress, troppa paura di sentire dolore, troppo timore di essere scoperta. Crescendo ho provato a prendermi meno sul serio, ed a vivere con maggiore serenità.
Ricordo invece meglio altre volte, la terza, la centesima, non importa il numero, in cui ho provato maggiore piacere, maggiore passione, ed anche maggiore amarezza per un rapporto che finiva, o gioia per uno che iniziava. Le altre volte, alcune delle altre volte, sono più importanti della prima volta, per cui sfatiamo questo mito. Ed impariamo a conoscerci ed a toccarci, perché solo così capiremo cosa ci piace, cosa ci fare stare bene, cosa possiamo suggerire al nostro partner.
Da ragazzina una mia amica alle prime armi lo aveva fatto col fidanzato due volte in uno stesso giorno “Ovviamente la seconda volta non abbiamo usato il preservativo, perché si sa che dopo non si può più rimanere incinta”. Che ne dite di lezioni sulla sessualità e sul nostro corpo nelle scuole?
Durante il corso preparto per il mio primo figlio ho avuto l’opportunità di conoscere un’ostetrica molto brava e molto famosa a Livorno. Un giorno lei ci chiese se ci toccassimo, magari nell’ordinaria occasione del bidet, e se percepissimo dei cambiamenti importanti. La maggior parte di noi restò zitta, una ragazza rispose che lei non si toccava mai, non si era mai toccata, neanche per lavarsi. L’ho immaginata in bagno con la manichetta della doccia intenta a lavarsi la topa bagnando nel contempo asciugamani, piastrelle e pavimento, oppure nell’atto di avere un rapporto sessuale col rubinetto del bidet nel tentativo di sciacquarsi i peli. Ho anche pensato che evidentemente non si era mai masturbata e mi sono chiesta se almeno quel figlio fosse stato concepito con un orgasmo. Senza pensare all’assorbente interno; evidentemente l’estate la vede costretta ad usare il classico asciugamano tipo gonna, o a non andare al mare.
Senza andare troppo in là, quante di noi sono tranquille nel pronunciare la parola “mestruazioni”? Per inciso, anche se si hanno le mestruazioni si possono toccare le piante senza che queste muoiano. Giorni fa in farmacia mi hanno regalato un campioncino di crema riempitiva (riempitiva?) per le rughe e le occhiaie “Sa, per quei giorni lì, quando si ha la faccia più stanca” mi ha sussurrato la farmacista avvicinando la sua faccia alla mia. “Ah, le mestruazioni!” ho gridato io. Cazzo chiamiamo le cose col loro nome! Non che mi debba mettere un cartello sulla fronte, ma neanche vergognarmi di una cosa naturale.
Quante di noi dicono sempre “Vado dall’estetista” e mai “Vado a depilarmi”. Non è una vergogna, è solamente una schiavitù imposta dalla società moderna e da bikini sempre più minimali, per cui ci si possono depilare le gambe, gli avambracci, le ascelle, i baffi, l’inguine, e i dintorni del buco del culo. E, sentite un po’, si può anche dire, non è reato.
Comunque, si è tanto parlato del punto G, esiste, non esiste, è un ispessimento interno, chissà. Ad un certo punto c’è stato anche uno che l’ha fotografato ed ha pubblicato la foto su tutti i giornali, con sotto la scritta “WANTED”. Questo può essere scientificamente importante. E sono convinta, almeno spero, che gran parte di noi donne sanno se ce l’hanno o meno, o almeno dopo quella foto alcune si saranno pure messe a cercarlo con la web-cam per poi metterlo su face book.
Bene, ritengo che ci siano cose molto più importanti per le donne di oggi. Maggiore conoscenza, maggiore serenità, maggiore consapevolezza di noi stesse. Via i pregiudizi, i falsi pudori, le vergogne, i sensi di colpa stupidi.

Per i maschietti, solo una nota; non fate dei film porno la vostra fonte primaria di educazione sessuale. Soprattutto, non tutte le donne fanno indistintamente sesso con uomini e donne, non tutte le donne che fanno indistintamente sesso con uomini e donne sono stratope con le tette a vulcano, non tutte le donne annoverano lo sperma tra i loro cibi preferiti.

mercoledì 21 gennaio 2009

Coerenza

Ricordo benissimo queste figurine, che a dire la verità collezionava mia sorella, un po’ più grande di me. Sotto la frase “love is” sta qualche altre frase attinente, dolce ed amorosa. Se ci fosse scritto: “love is … darle un calcio nei denti e farglieli cadere tutti quanti” la cosa sembrerebbe piuttosto incoerente e ci farebbe trasalire.
Eppure l’incoerenza sembra imperare nel nostro mondo. È solo l’effetto di questa mattinata febbricitante che mi fa credere di aver ricevuto un messaggio elettronico che mi comunica che siamo forti, siamo bravi, abbiamo raggiunto e superato i nostri obiettivi, quindi taglieremo siti persone piattaforme.

“love is … kicking her in the face so that all her teeth can break.”

martedì 20 gennaio 2009

Uomo Sobrio

A me piace l’uomo sobrio. Per me l’uomo sobrio ha i jeans un po’ larghi sul culo, una camicia, ed una bella maglia colorata. Non mi piacciono gli uomini troppo sofisticati, o troppo eleganti, con le scarpe di legno il colletto rigido e la cravatta triste. Esistera' pure un metodo alternativo per essere eleganti!
Con mio marito ho addirittura esagerato, e mi sono presa un esemplare piuttosto rustico, di cui comunque sono felice.
Per questo quando ho letto che la prossima collezione Autunno/Inverno è all’insegna dell’uomo sobrio, mi sono precipitata a selezionare le immagini cercando degli spunti gradevoli di abbigliamento maschile.
Quindi ho scoperto che con le fodere lucide dei cuscini del salotto dei miei ci posso fare una bella giacca sobria:

Che Crocodile Dundee, però nero, è sobrissimo:

E soprattutto che vestirsi da E.T. Telefono Casa è il massimo delle sobrietà:

Mio marito sarà contento.

giovedì 15 gennaio 2009

Malefica versus Winnie

Le favole tradizionali continuano a suscitare molte polemiche. È soprattutto l’impatto psicologico che certe figure o certi eventi possono provocare nei bambini, a fare maggiormente discutere. D’altronde, se non ci fossero accadimenti complicanti causati dalle forze del male, la storia perderebbe il suo sapore ed il genitore il suo ruolo consolatore e illustratore della morale, almeno per quel che penso io.
Vero è che certe streghe delle favole fanno davvero paura. Che dire di quella di Biancaneve, ossessionata dalla bellezza e dalla paura di perdere il relativo primato. Oggi basterebbe pubblicare un bel calendario, con foto sul bordo dello specchio magico o con la mela avvelenata tra le puppe, e vedere quale vende di più, se quello della matrigna o quello della figliastra.
Ancora più cattiva è, a mio avviso Malefica, che sembra godere ad ogni azione malvagia.

Comunque preferisco sempre queste favole ad altre moderne e senza trama. Senza offesa, ma a me Winnie fa venire due coglioni! E poi vuoi scherzare, se Malefica incontrasse Winnie, lo abbrustolirebbe in un secondo e con l’imbottitura ci farebbe due bei cuscini per il suo corvaccio nero.